Marina Berlusconi: “Il referendum sulla giustizia non è una sfida politica”

Roma – Liberare il voto del 22 e 23 marzo e la campagna referendaria dalle “gabbie ideologiche” e riportarsi alla sostanza della riforma, perché “la giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico”. Lo scrive Marina Berlusconi in una lettera a La Repubblica che risuona come un richiamo preoccupato per la scarsa presa della campagna per il Sì al referendum, per com’è stata condotta finora dai pariti e i leader della maggioranza. Che infatti apprezza solo per bocca di FI.

Riforma della giustizia, guida al voto referendario

Mentre la premier Giorgia Meloni, intervenendo in serata a una trasmissione tv, non fa riferimenti alla presidente del Mondadori quando ribadisce l’invito a “modernizzare l’Italia”, convinta che non ci saranno altre occasioni per una riforma della giustizia e che “la riforma interviene anche su immigrazione e sicurezza”. Quanto alla politicizzazione del voto: “Mi possono tranquillamente cacciare tra un anno, perché io se sbaglio pago”, dice la premier.

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“Giustizia e politica dovrebbero correre su binari ben distinti”, aveva scritto la primogenita del Cavaliere in favore della “separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri” necessaria a garantire “la terzietà della funzione giudicante”. Perciò per la presidente di Mondadori è necessaria “un netto argine all’influenza della politica all’interno del Csm, l’organo di autogoverno delle toghe” come fa il sondaggio introdotto dalla riforma. Per la figlia del fondatore di Forza Italia “la vera giustizia non dovrebbe esporre etichette”, ma anzi “incarnare un valore totalmente trasversale, quello del doveroso rispetto per i diritti civili delle persone”. Perciò Marina Berlusconi ritene “decisiva” la partita referendaria. Convinta che “se dovesse vincere il sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre – conclude – Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani”.

Tomaso Montanari, storico dell'arte e saggista, rettore dell'Università per stranieri di Siena dal 2021
Il professor Tomaso Montanari

“Riflessione quantomai opportuna per contenuti, tono e tempismo, a due settimane dal voto”, l’accoglienza del deputato azzurro Alessandro Cattaneo, che richiama a “restare nel merito della riforma”. Fanno eco una teoria di apprezzamenti di FI. Sorprende invece il silenzio degli altri alleati di governo. Mentre ieri il presidente del Senato Ignazio La Russa ha minacciato querela nei riguardi del rettore Tomaso Montanari, che in un qualche intervento della campagna referendaria avrebbe definito “banditi” dalla Costituzione gli esponenti della destra.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa
Il presidente del Senato Ignazio La Russa, prima del voto in aula del Senato sul disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo, Roma 4 marzo 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Dall’opposizione accoglie l’invito alla moderazione della presidente di Mondadori la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga, che rinnova il rimprovero alla riforma di non risolvere “i ritardi cronici e le lacune del sistema giustizia”. Il segretario di +Europa Riccardo Magi esorta invece a rivolgersi prima al governo, la cui azione “sulla giustizia che è in tutto e per tutto illiberale e antigarantista”. Mentre il verde Angelo Bonelli cu vede “l’annuncio di una imminente discesa in campo”.