Roma, 21 marzo 2026 – L’Iran alza l’asticella e colpisce a 4mila chilometri. Due missili sono stati lanciati oggi dalla Repubblica islamica nell’Oceano indiano: miravano alla base anglo americana Diego Garcia, un atollo di 44 km quadrati nelle isole Chagos, circa 1600 chilometri a sud dell’India. Territorio britannico, che ospita installazioni navali e aeree degli Stati Uniti d’America, hub chiave nell’operazione Furia Epica in corso dal 28 febbraio da cui decollano decollano bombardieri e velivoli destinati a fornire supporto logistico alle forze Usa.
I due razzi non hanno centrato l’obiettivo: uno è si è inceppato l’altro è stato intercettato. Ma per gli analisti la mossa del regime degli ayatollah è una escalation inattesa. In linea d’aria, l’isolotto si trova a una distanza di circa 3.800 chilometri dalle coste iraniane, pari grossomodo a quella che separa la capitale Teheran da Roma. Ancora più vicina, per esempio, è la base Usa a Sigonella, in Sicilia (circa 3.200 km). Fino ad oggi si riteneva che i missili a raggio intermedio a disposizione di Teheran avessero la capacità di colpire obiettivi a 2000 km di distanza. E invece i due missili – forse un Khorramshahr-4 o un nuovo IRBM – hanno percorso il doppio del tragitto. Il Wall Street Journal parla di un “potenziale svolta nel conflitto” a prescindere dall’esito dell’attacco, ricalcando quando scrive Mehr. L’attacco a Diego Garcia ”dimostra che la gittata dei missili iraniani va oltre ciò che il nemico aveva precedentemente immaginato”, fa notare l’agenzia stampa iraniana.

È un messaggio eloquente al mondo e una diretta risposta alla decisione presa ieri dal governo britannico di concedere agli Stati Uniti l’uso delle proprie basi per attaccare. Lo stesso ministro Abbas Araghchi ha avvertito che gli asset di Londra sono ora diventati obbiettivo legittimo dell’Iran.
Ci si chiede ora quale sia l’effettivo potenziale degli armamenti iraniani, quante risorse abbia a disposizione Teheran effettivamente. Secondo i dati citati negli ultimi giorni dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe conservato solo l’8% delle proprie capacità. Ma, appunto, è la versione di Trump.
Si stima che prima dell’inizio del conflitto Teheran potesse contare su almeno 1000-1500 missili. Tra questi, i Soumar hanno un raggio d’azione inferiore in ogni caso ai 3000 km. I missili Sejjil possono colpire obiettivi a 2000 km di distanza. Anche i droni Shahed possono essere impiegati in raid a medio-lungo raggio, considerando che operano fino a 1700 km dal punto di lancio. L’Iran avrebbe utilizzato anche il missile ipersonico Fattah, fiore all’occhiello delle dotazioni belliche di Teheran. In base ai dati diffusi dai media iraniani, il missile Fattah – presentato nel 2023 – è in grado di toccare la velocità tra mach 13 (circa 16.000 km/h) e mach 15 (circa 18.500 km/h) ed è in grado di raggiungere obiettivi a circa 1400 km.