Roma, 25 maggio 2026 – L’ebola e la guerra stanno gettando in una pesante crisi la Repubblica democratica del Congo. I casi sospetti hanno superato quota 900, e 204 morti, stando all’ultimo rapporto del ministero della Sanità del Paese. Probabilmente una cifra sottostimata viste le difficoltà dell’assistenza sanitaria e le fake news sulla malattia.
“Quasi 5 milioni vivono in situazione di conflitto”
Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus è preoccupato, anche per le difficoltà legate al conflitto: “Nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria, e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L’insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all’interno delle comunità”.
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In Rdc virus distribuito in tre province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu
I dati registrati fino al 23 maggio segnalano un focolaio attivo da virus Bundibugyo ebolavirus, il nome scientifico, in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. I 904 casi sospetti sono distribuiti in 11 zone sanitarie della Rdc. I laboratori ne hanno confermati 101, mentre i decessi sospetti sono 119. I contatti verificati, sempre molti meno dei reali, sono stati 1.817, con un tasso di monitoraggio al 20%. Il direttore dell’Oms ha sottolineato che “le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell’Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie”.
Due nuovi casi in Uganda
Due nuovi casi di Ebola sono stati confermati in Uganda, riferiscono le autorità di Kampala, precisando che i due nuovi pazienti sono membri del personale medico di una struttura privata nella capitale. In Uganda il numero totale di casi confermati sale a 7 dall’inizio dell’attuale epidemia di febbre emorragica, iniziata il 15 maggio nella vicina Rdc.
Tajani: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere”
Tajani: “Siamo dispiaciuti per quanto sta accadendo con la nuova minaccia dell’Ebola, faremo tutto ciò che è in nostro potere per poter alleviare le sofferenze di popolazioni che rischiano di avere danni enormi, di perdere vite umane”.
Pregliasco: “Non bisogna creare allarmismi”
Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, ha avvertito: “L’aumento dei casi di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo merita grande attenzione da parte della comunità internazionale, ma senza creare allarmismi ingiustificati. Ebola è una malattia grave, con una mortalità elevata, ma è profondamente diversa da virus respiratori come il Covid-19: non si trasmette facilmente per via aerea, bensì attraverso il contatto diretto con fluidi biologici di persone sintomatiche”.
“Non c’è il vaccino del ceppo Bundibugyo”
Lo specialista ha valutato: “Il rischio per l’Europa e per l’Italia oggi resta basso, ma in un mondo globalizzato nessun Paese può considerarsi completamente isolato. È quindi fondamentale rafforzare sorveglianza sanitaria, tracciamento dei casi sospetti, controlli e capacità di isolamento ospedaliero”. Detto questo Pregliasco ha sottolineato: “Il ceppo Bundibugyo attualmente coinvolto non dispone ancora di un vaccino specifico approvato, e questo rappresenta un elemento di criticità. Tuttavia, rispetto al passato, disponiamo di sistemi sanitari più preparati, protocolli di bio-contenimento avanzati e maggiore esperienza nella gestione delle emergenze infettive. La parola chiave deve essere preparedness: preparazione, rapidità di risposta e cooperazione internazionale”.