“Beve troppo e non è affidabile”. Il direttore dell’Fbi nella bufera. Chi è Kash Patel: 14 mesi di purghe e imbarazzi di Stato

New York, 18 aprile 2026 – Il direttore dell’Fbi Kash Patel torna sotto i riflettori, stavolta per un articolo pubblicato da The Atlantic. Il pezzo a firma di Sarah Fitzpatrick racconta un episodio relativo al 10 aprile scorso. Quel giorno prima di lasciare l’ufficio, Patel avrebbe avuto dei problemi ad accedere al sistema informatico: “Si è subito convinto che il suo account fosse stato bloccato – scrive la giornalista citando nove persone a conoscenza dei fatti – preso dal panico, ha chiamato freneticamente collaboratori per annunciare di essere stato licenziato”. Le fonti parlano di una vera e propria “crisi di nervi”. La notizia del suo sfogo, si è diffusa a macchia d’olio all’interno del Fbi. Persino la Casa Bianca avrebbe ricevuto chiamate da parte di persone che chiedevano chi fosse il successore di Patel. Ma la verità era un’altra. Un semplice errore tecnico aveva mandato in tilt la login. 

“Beve troppo e fa assenze immotivate”

Stando a The Atlantic, il direttore dell’agenzia avrebbe comunque tutte le ragioni per pensare di rischiare il posto. I colleghi parlano di un comportamento incostante, di assenza immotivate e soprattutto di un consumo eccessivo di alcolici. Patel è descritto come “diffidente e incline a trarre conclusioni prima di aver a disposizione delle prove” e questo lo rende, una “debolezza” per la sicurezza nazionale. 

Patel “era tra i dirigenti che si prevede sarebbero stati licenziati dopo la rimozione del Procuratore Generale Pam Bondi, il 2 aprile”. È “giustamente paranoico”, rivela un funzionario dell’agenzia federale. Nonostante le rassicurazioni  della portavoce del governo Usa, Karoline Leavitt (“la criminalità in tutto il Paese è crollata al livello più basso degli ultimi 100 anni. Il direttore rimane una figura chiave nel team dell’amministrazione”), la Casa Bianca starebbe cercando un sostituto. 

Il diretto interessato ha replicato a The Atlantic, minacciando causa. L’articolo è “categoricamente falso e diffamatorio – accusa –. Ci vediamo in tribunale: portate il vostro libretto degli assegni”. 

Chi è Patel: 14 mesi di purghe e imbarazzi di Stato

Quarantacinque anni, nato a New York da genitori indiani e induista, Patel è alla guida dell’Fbi da 14 mesi. Visti i conflitti avuti con il Bureau nel primo mandato, Trump ha scelto un maga di ferro, che appena insediatosi ha avviato un repulisti dell’agenzia: decine di funzionari ritenuti ostili sono stati rimossi e, secondo alcune indiscrezioni, diversi agenti sarebbero stati sottoposti al test del poligrafo (una ‘macchina della verità’) per valutarne la fedeltà. 

Il malumore interno all’agenzia è trapelato più volte, finendo anche su testate storiche di tradizione conservatrice come il Wall Street Journal. Non solo il consumo di alcol: Patel è stato criticato per l’uso disinvolto dei mezzi istituzionali da parte di Patel. Nel mirino ci sono i numerosi voli di Stato tra New York e Las Vegas, dove vive la compagna, la cantante Alexis Wilkins, ma anche la scorta dell’elite garantita alla fidanzata (pare che Patel abbia impiegato unità della SWAT – l’eccellenza operativa dell’Fbi), o i match di wrestling a cui avrebbe assistito a spese dei contribuenti. Sui media italiani ha guadagnato ampio spazio la controversia legata all’utilizzo di un volo di Stato per assistere alla finale di hockey alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, lo scorso febbraio.

A peggiorare la situazione due aggravanti. Alcuni dei voli sotto la lente sarebbero avvenuti durante lo shutdown, mentre i dipendenti dell’Agenzia erano a casa senza stipendio. E poi l’incoerenza: solo due anni prima, quando era un influente commentatore dell’area Trump, Patel aveva ferocemente attaccato il suo predecessore, Chris Wray, accusandolo proprio di utilizzare gli aerei di Stato per le vacanze. 

Investimenti inopportuni e gaffe

Non fanno bene all’immagine di Patel neanche i suoi investimenti in Shein, la società di fast fashion cinese accusata di sfruttare manodopera a basso costo, in particolare in India, la nazione d’origine della sua famiglia. Hanno fatto notizia infine gli epic fail durante le indagini. Nel caso dell’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, Patel annunciò la cattura di un sospetto ben ventiquattro ore prima che il presunto omicida si consegnasse. Altrettanto imbarazzante l’annuncio, lo scorso 31 ottobre, di un “potenziale attentato terrorista sventato dall’Fbi” in Michigan del quale la polizia locale non sapeva nulla. Il procuratore competente non aveva infatti ancora emesso nessuna accusa formale.