ERoma, 27 aprile 2026 – “La guerra in Iran finirà molto presto e saremo noi i vincitori”. È tornato a parlare sulla crisi in Medio Oriente il presidente Donald Trump che, in un’intervista a Fox News, ha ribadito che “se Teheran vuole parlare, può farlo via telefono”, anche se non ha fretta di raggiungere un accordo: “L’Iran non può avere le armi nucleari, le userebbero per mettere in pericolo Israele, l’Europa e gli Usa. Stiamo rendendo un servizio al mondo impedendolo”. Per il tycoon poi la Cina “potrebbe” star aiutando Teheran nel conflitto, anche se “potrebbe fare molto di più”. Poi ha ribadito che gli Usa prenderanno la “polvere nucleare” di Teheran, ossia l’uranio arricchito, perché “è parte del negoziato”, ha dichiarato.
Il presidente Usa ha anche presagito che il sistema petrolifero iraniano potrebbe “esplodere” entro tre giorni, in caso di ulteriori interruzioni delle infrastrutture energetiche: “Il petrolio non potendo essere trasportato continua ad accumularsi, aumentando la pressione nelle strutture sotterranee fino a provocare una rottura o un’esplosione che potrebbe danneggiare il sistema in modo permanente”. Continua il dialogo tra Teheran e Islamabad. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, durante una telefonata con il premier pachistano Shehbaz Sharif, ha denunciato una “politica di pressione” da parte degli Stati Uniti, con le restrizioni marittime che non solo “violerebbero gli accordi del cessate il fuoco” ma che, unite alla retorica intimidatoria, avrebbero “aumentato i dubbi sull’impegno degli Usa nel processo diplomatico”. Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato a Islamabad, dopo l’incontro con il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq Said, a Muscat. Abbas, tornato nuovamente nella capitale pachistana per ulteriori consultazioni e dopo aver tenuto una serie di colloqui telefonici con esponenti di Qatar, Francia, Arabia Saudita e Turchia, partirà nelle prossime ore verso Mosca.
Secondo Fars, Araghchi avrebbe chiarito le linee rosse della Repubblica islamica, tra queste ci sarebbero “le questioni nucleari e lo Stretto di Hormuz”. In Russia, il ministro degli Esteri iraniano incontrerà Vladimir Putin e discuterà con i funzionari russi degli ultimi sviluppi dei negoziati e del cessate il fuoco. Preoccupa poi il perdurare del blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Nelle scorse ore un elicottero della Marina americana ha intercettato nel Mar Arabico la nave Sevan, appartenente alla “flotta ombra” che si occupa del trasporto di petrolio e gas. L’imbarcazione, riferisce il Comando centrale Usa, è stata respinta e costretta a tornare verso l’Iran.
A questo si aggiunge la tensione crescente intorno allo Stretto di Hormuz: “Non torneremo alle condizioni prebelliche – ha minacciato il vicepresidente del parlamento iraniano, Ali Nikzad –, questo è un ordine della Guida suprema Mojtaba Khamenei”. Proseguono infine le violazioni della tregua tra Israele e Libano. L’Idf ha ordinato l’evacuazione di sette villaggi libanesi e compiuto una serie di raid aerei, mentre il premier Netanyahu ha accusato Hezbollah di “smantellare il cessate il fuoco”.