Roma, 29 aprile 2026 – In poche settimane Forza Italia ha cambiato entrambi i capigruppo parlamentari. È il segnale di una svolta? “Nulla di traumatico così come è stato raccontato. Gli avvicendamenti alla guida dei gruppi parlamentari sono da sempre parte delle dinamiche politiche. Ma sarebbe ingenuo pensare che tutto questo avvenga in modo neutro. Ogni passaggio di testimone porta con sé un messaggio”. È un punto fermo di cambiamento, quello che indica Stefania Craxi, nella sua prima intervista sul futuro del partito da quando è alla guida del gruppo “azzurro” del Senato.
E qual è il messaggio della sua elezione al Senato e quella di Enrico Costa alla Camera?
“C’è la volontà di tutti di imprimere una spinta nuova, di rafforzare Forza Italia e di ridefinirne con maggiore nettezza il profilo identitario in senso più liberale e riformista. I nostri identikit rispondono, per storia e per impegno, a questo profilo. Ma non è un’operazione di facciata! È un lavoro che parte dai contenuti, dalla necessità di aggiornare la proposta politica, di renderla più riconoscibile e coerente con la fase che il Paese sta attraversando”.
Forza Italia vuole essere l’ala moderata del centrodestra o vuol tornare a essere un partito capace di dettare l’agenda?
“Le due cose stanno insieme. Perché se non si occupa quello spazio politico, con idee e proposte, la coalizione si condanna alla sconfitta. E al contempo, senza un’agenda che si rivolga a quei mondi, non si conquista quel consenso. Noi, per cultura e vocazione, siamo la forza politica chiamata a svolgere questo ruolo, nell’interesse del Paese e dell’intero centrodestra, un’eredità politica di Berlusconi che non è da parte nostra oggetto di discussione né prima né dopo il voto politico, indipendentemente dal meccanismo e dal responso elettorale. Lo dico per sgombrare il campo da ogni fantasiosa ricostruzione”.
Si è scritto molto del ruolo di Marina e Pier Silvio Berlusconi in questa fase. Che peso hanno in Forza Italia?
“Sono moralmente, decida lei l’ordine, le tessere numero uno e due di Forza Italia, che considerano giustamente un patrimonio da non dissipare in quanto eredità del pensiero e dell’impegno del padre. Dopodiché qualcuno grida allo scandalo se, com’è loro diritto in quanto liberi cittadini, si sentono in dovere di dare qualche saggio consiglio. Spesso sono gli stessi che in passato prendevano ordini da un imprenditore naturalizzato svizzero, tale Carlo De Benedetti, o si facevano teleguidare dagli studi della Casaleggio Associati”.
Passiamo ai nodi dell’agenda. Il deficit 2025 è stato stimato al 3,1% del Pil, sopra la soglia del 3%. Che linea deve tenere Forza Italia? Rigore, flessibilità o una nuova politica della crescita?
“Per pochi decimali non usciamo dalla procedura di deficit con un anno d’anticipo, nonostante due conflitti e le crisi commerciali ed energetiche. Abbiamo agito con responsabilità ma con la stessa responsabilità proteggeremo l’economia reale. La nostra linea è netta: politiche di crescita, non rigore fine a sé stesso. Sosteniamo la “spesa buona”, quella che rende l’Italia e l’Europa più forte e competitiva”.
Serve uno scostamento di bilancio se la crisi energetica e geopolitica dovesse aggravarsi?
“La strada maestra sarebbe quella di un intervento europeo, l’emissione di Eurobond per dare risposte sistemiche alla crisi energetica. Una sorta di Pnrr di scopo finanziato con debito comune dell’Unione. Purtroppo, ci sono resistenze nonostante la posizione anche della Francia. Ma se ciò non sarà possibile, sospendere le regole del nuovo Patto di stabilità, o banalmente scorporare le spese per la crisi dal computo deficit/Pil, non diventa un’opzione ma una necessità”.
L’Italia cresce poco e le retribuzioni restano deboli. Qual è la proposta di Forza Italia per aumentare davvero il reddito dei lavoratori?
“Il problema dei bassi salari è serio e radicato. Il decreto 1° maggio offre risposte positive, ma sappiamo che molto resta da fare. Il nostro impegno come Forza Italia è intervenire sui “salari mediani”, che possono crescere con la contrattazione decentrata. Ciò significa riconoscere indennità per lavoro aggiuntivo, premi, dividendi, quote di utili, benefit e servizi sociali gratuiti, tassando questi strumenti meno degli aumenti dei contratti nazionali”.
In una maggioranza dove convivono sensibilità diverse sull’Europa, Forza Italia, come membro del Ppe, deve essere il partito più europeista del centrodestra?
“Non è una corsa. Noi siamo europeisti della ragione. Per questo non ci siamo mai chiesti se servisse più o meno Europa, ma piuttosto quale Europa. Perché di un’altra Europa abbiamo bisogno. Rivendichiamo un’Unione più intelligente e reattiva, in grado di essere un fattore di potenza e non di impotenza”.
La giustizia resta forse il terreno più identitario per Forza Italia. Dopo la sconfitta referendaria, che riforme si possono fare nell’anno che rimane?
“Dobbiamo innanzitutto completare ciò che è rimasto sospeso. Penso alla riforma della prescrizione o alle norme in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici e telematici. Alcuni sono provvedimenti di largo consenso, anche oltre il perimetro della maggioranza. E poi spingiamo per un’agenda pragmatica e sostenibile da costruire con tutti gli attori del sistema-giustizia, magistratura compresa”.