“Avanti col blocco navale”. Trump sicuro: così l’Iran crollerà ma la guerra è già costata agli Usa 25 miliardi di dollari

Roma, 29 aprile 2026 – Il blocco sullo Stretto di Hormuz resta in vigore e, nel frattempo, il presidente americano Donald Trump sembra sempre più deciso a forzare non solo le aperture dell’Iran, ma anche la pazienza della comunità internazionale e gli equilibri dell’economia globale.

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Il tycoon ha pubblicato su Truth una foto generata con l’intelligenza artificiale che lo ritrae con una mitragliatrice davanti a montagne in fiamme, accompagnata dalla scritta “basta con il signor Gentile”: un messaggio che suona come l’ennesimo ultimatum a Teheran. Trump ha ribadito di aver respinto la proposta degli ayatollah, invitando l’Iran a “darsi una regolata”, e in un colloquio con Axios ha chiarito la linea: “Il blocco navale contro l’Iran resterà finché il regime non accetterà un accordo sul nucleare”. Una misura che, a suo dire, sarebbe “in qualche modo più efficace dei bombardamenti”.

Secondo fonti citate da Axios, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe già pronto un piano per un’ondata di attacchi “breve e potente” per sbloccare lo stallo negoziale. Sul fronte opposto, però, Teheran non sembra intimidita. Il vice comandante politico dei pasdaran, Mohammad Akbarzadeh, ha minacciato in caso di attacco di “ridurre in cenere” le navi americane. Anche Press Tv parla di possibili “azioni militari senza precedenti”, mentre il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf richiama all’unità nazionale.

Nel frattempo, Washington e Mosca sono tornate a parlarsi. Dopo un mese e mezzo di silenzio, per iniziativa di Mosca Trump e Vladimir Putin hanno avuto una telefonata di circa un’ora e mezza, incentrata su Iran e Ucraina. Il Cremlino, che si propone come mediatore, ha elogiato la decisione americana di estendere il cessate il fuoco e ha messo in guardia contro un’operazione di terra in Iran, definita “inaccettabile e pericolosa”. Nonostante ciò, Trump appare determinato a proseguire sulla linea dura. Lo zar, rilanciando la disponibilità di Mosca a mediare per la pace, ha quindi offerto a Washington idee e suggerimenti su come risolvere innanzitutto la questione del nucleare iraniano. E nelle ore in cui la tensione tra Washington e Teheran sembra tornare a salire, Putin si è detto pronto a una tregua con Kiev per il Giorno della Vittoria, il 9 maggio, con Trump che ha insistito nel sostenere che l’accordo sull’Ucraina è vicino.

Sul piano interno agli States, l’operazione “Epic Fury” – costata finora circa 25 miliardi di dollari – alimenta lo scontro politico. I democratici minacciano azioni legali se non verrà chiesta l’autorizzazione formale entro i 60 giorni. A complicare il quadro politico americano c’è il caso giudiziario che coinvolge l’ex direttore dell’Fbi James Comey. Per la prima volta un ex capo dell’agenzia è stato incriminato con l’accusa di aver minacciato di morte il presidente. Al centro dell’inchiesta un post su Instagram con la sequenza “86 47”, interpretata dagli inquirenti come un riferimento alla rimozione violenta del 47esimo presidente. Un gran giurì della North Carolina ha formalizzato due capi d’imputazione, mentre il nuovo ministro della Giustizia Todd Blanche ha assicurato che il caso sarà perseguito senza eccezioni.