Roma, 3 maggio 2026 – Luca Pancalli è stato il presidente del Comitato Paralimpico italiano dal 2000 al 2025. E sa quanto Zanardi sia stato fondamentale per il movimento.
Pancalli, la forza di Alex è che pensava ai fatti, zero retorica.
“In questo momento è scontato ricordare l’Alex grande atleta, perché lo è stato, o il grande testimonial del mondo paralimpico, o il grande comunicatore che riusciva a rendere visibile l’invisibile del mondo paralimpico. Io però preferisco ricordarlo come uomo, come persona, perché ha avuto la straordinaria capacità di contaminare la normalità, con la sua umiltà”.

Al movimento paralimpico ha dato tantissimo, con risultati e comportamenti.
“Lui riusciva con la sua ironia a ridere sempre dei suoi limiti, delle sue sventure, ma come il mondo paralimpico insegna a fare, aveva quella capacità di essere normale che secondo me è straordinaria. Normale nel senso più positivo del termine, che in un mondo anormale è una straordinaria virtù e una straordinaria forza”.
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Eravate amici personali?
“Il nostro rapporto era molto amicale, eravamo lì negli stessi anni e ci trovavamo spesso a parlare non soltanto di politica sportiva, del modo in cui aiutare il mondo paralimpico a crescere, ma anche delle nostre famiglie, dei problemi con i nostri figli adolescenti, chi non ne ha? Lui era umile e ironico e con il sorriso la vita si affronta meglio”.
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Qual è il primo ricordo, l’istantanea che le è venuta in mente?
“L’abbraccio che ci siamo dati a Rio de Janeiro dopo la conquista della sua prima medaglia d’oro, una cosa che serberò sempre nel cassetto più importante dei miei ricordi perché non c’era soltanto lo scambio fra il presidente e un atleta, c’era l’abbraccio fra due persone, due uomini”.
È vero che lui portò anche un contributo tecnico al miglioramento delle attrezzature?
“Io non ho vissuto la quotidianità di Alex all’interno del gruppo del paraciclismo dal punto di vista squisitamente tecnico, ma vi posso assicurare che ha dato contributi molto importanti. Lui mi raccontava sempre che sostanzialmente si sentiva un meccanico prima ancora che un atleta, c’è tantissimo di lui nello studio della carrozzina affinché fosse più performante, passava ore nel suo garage con tecnici e meccanici. Ha portato uno straordinario contributo anche professionale, una metodologia di approccio al lavoro che sicuramente ha contaminato anche i suoi compagni di squadra”.
Quello che non è quantificabile è il peso decisivo della sua ironia. Prima di Bebe Vio, ha squarciato il velo facendo entrare in contatto i mondi.
“Le persone che hanno questa capacità sono importantissime perché sanno mettere tutti a loro agio. L’ironia disarma la protezione di colui che ti sta ascoltando e che ha paura di qualcosa che non conosce, non sa come comportarsi, come reagire. E ti fa arrivare al cuore delle persone, a farle riflettere, a superare la compassione per raggiungere la comprensione. È la cosa più importante. Non è questione di disabilità, se fossimo tutti autoironici come era Alex, il mondo sarebbe migliore”.