Sono passati ben 19 anni. Più di dieci dalla sentenza definitiva di condanna nei confronti di Alberto Stasi, condannato dalla Cassazione nel 2015 a sedici anni di reclusione dopo essere stato assolto in primo grado e in appello. Non c’è nessun altro caso che mediaticamente ha occupato così tanto spazio sulle reti nazionali come quello dell’omicidio di Chiara Poggi.
Il caso Garlasco
E se è vero che per la giustizia italiana un colpevole c’è già, è altrettanto vero che domani con gli interrogatori di Andrea Sempio, delle gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara e di suo fratello Marco, previsti domani, si apre una nuova fase completamente nuova e ufficiale.
Un caso che la televisione italiana ha adottato come fosse suo. Più di Cogne, del serial killer dei treni, Donato Bilancia morto in carcere cinque anni fa dopo una condanna a 13 ergastoli per 17 omicidi acclarati commessi in sette mesi, dall’ottobre 1997 all’aprile 1998. Anche se alcuni sostengono che siano stati molti di più.
Quello di Garlasco è il classico caso che, ogni volta che sembrava destinato a chiudersi in un’archiviazione, torna a bussare alle porte dei talk show, degli approfondimenti pomeridiani, dei programmi del weekend.
La morte di Chiara
L’omicidio è quello di Chiara Poggi, studentessa universitaria, 26 anni, trovata senza vita nella sua casa di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007, molto più di una qualsiasi storia giudiziaria: la morte di questa ragazza è il reality delle notizie italiane, con un cast fisso, colpi di scena stagionali e un pubblico che non ha mai smesso di seguirlo.
Adesso, mentre una settimana decisiva si apre con gli interrogatori di domani, la televisione è di nuovo lì. Pronta. Con le telecamere piazzate davanti ai tribunali, con gli inviati collegati in diretta, con gli ospiti fissi che da anni interpretano il ruolo degli avvocati, dei criminologi, dei commentatori. È uno dei pochi casi in cui la TV batte lo streaming: perché tutto si gioca sui live e negli aggiornamenti immediati.
Garlasco, una storia lunga 19 anni
Per capire perché Garlasco sia diventato un caso televisivo di tale portata, bisogna partire dall’inizio. Il 13 agosto 2007, in una piccola città della provincia pavese, una giovane donna viene trovata morta dal suo fidanzato, Alberto Stasi. Le indagini si concentrano su di lui quasi subito. Seguono anni di processi, assoluzioni e ribaltamenti: nel 2009 Stasi viene assolto in primo grado, poi di nuovo nel 2011, fino a quando nel 2013 la Cassazione annulla tutto e riapre il processo. Nel 2015 arriva la condanna a 16 anni, confermata l’anno successivo. Stasi entra in carcere continuando a professarsi innocente.
La televisione ha seguito ogni passaggio di questo percorso. Ha mandato in onda udienza dopo udienza, ha ospitato familiari, avvocati, esperti e periti. Ha trasformato immagini forensi come “impronta 33”, “lo scontrino di Vigevano” e “il DNA sotto le unghie” in elementi di cultura popolare, comprensibili anche a chi non ha mai aperto un libro di procedura penale.
Poi, nel marzo 2025, il caso si riapre di nuovo. Un nuovo indagato entra in scena: Andrea Sempio, oggi 38 anni, all’epoca amico del fratello di Chiara. Nuove analisi genetiche avrebbero trovato tracce del suo DNA sotto le unghie della vittima. E la televisione, naturalmente, si rimette in moto. Com’è possibile che tutto esca solo oggi? Il dibattito infuria sui social: si parla di errori in fase di istruttoria, di pigrizia. Con nuove intercettazioni l’ombra si allarga su numerosi elementi dell’istruttoria.

Il palinsesto di un caso
Nelle ultime settimane il caso Garlasco ha letteralmente colonizzato i palinsesti. Mattino Cinque ha dedicato spazio alla vicenda praticamente ogni giorno dal 27 aprile a oggi. Persino Domenica In ha ospitato un dibattito sul caso il 3 marzo 2026, con Mara Venier affiancata da Tommaso Cerno. Quarta Repubblica ha intervistato Andrea Sempio in persona, chiedendogli dei dettagli dell’indagine. Far West, il programma di Salvo Sottile, ha annunciato un approfondimento dedicato scoperchiando una vicenda di spionaggio in redazione, con una collaboratrice che avrebbe registrato riunioni di redazioni acquisendo materiale da fornire alla concorrenza e forse a qualche avvocato.
Il meccanismo è sempre lo stesso: ogni nuovo elemento — una perizia, una dichiarazione, un interrogatorio — diventa un episodio. Un punto fermo nella narrazione seriale che la televisione ha costruito intorno a questa vicenda da quasi vent’anni.
Una svolta epocale nell’indagine
Quello che rende questa fase diversa dalle precedenti è la portata delle novità investigative. La Procura di Pavia ha superato l’ipotesi iniziale di omicidio in concorso: ora ritiene che Andrea Sempio sia stato l’unico presente nella villetta di via Pascoli la mattina del delitto. L’accusa contestata è pesantissima, aggravata da motivi abietti — per i pm Sempio avrebbe ucciso Chiara dopo che lei aveva respinto un suo approccio.
Parallelamente, la posizione di Alberto Stasi, che continua a respingere ogni addebito e a rifiutare richieste di esclusive e interviste, si sta trasformando con la Procura di Pavia che sollecita alla Procura generale di Milano una richiesta di revisione del processo. Se accolta, significherebbe che un uomo condannato definitivamente a 16 anni potrebbe uscire di galera perché, secondo i nuovi elementi, sarebbe stato messo in carcere da innocente.
La criminologa Roberta Bruzzone ha effettuato un sopralluogo nella villetta per ricostruire la dinamica dell’omicidio. Il generale Luciano Garofano ha rivelato di aver ricevuto nel 2017 una consulenza sul DNA di Chiara Poggi, scoprendo solo otto anni dopo che la sua relazione non era mai stata depositata. L’ex avvocato di Sempio, Massimo Lovati, è stato ascoltato in procura a Brescia tra le polemiche.
Ogni dettaglio, ogni retroscena, ogni colpo di scena ha trovato immediatamente spazio in televisione.
Garlasco, un caso come format televisivo
C’è una domanda che vale la pena porsi: perché Garlasco funziona così bene in televisione? La risposta sta nella struttura narrativa del caso stesso. Ha tutti gli elementi di un format di successo: un delitto brutale, una vittima giovane, un primo condannato che si è sempre professato innocente, un nuovo indagato entrato in scena a sorpresa, prove scientifiche dibattute tra esperti, retroscena che emergono a distanza di anni. E poi c’è la scena della provincia, di ragazzi ricchi e probabilmente annoiati che parlavano sulle chat di fughe dalla realtà e incontri clandestini.
È un caso che si presta alla serializzazione, con colpi di scena che arrivano a intervalli irregolari ma sufficienti a mantenere alta l’attenzione. E la televisione italiana lo ha capito molto presto, trasformando Garlasco in un appuntamento fisso.
La settimana che si è appena aperta adesso — con gli interrogatori di Sempio e Marco Poggi preceduti da quelli delle cugine della vittima — potrebbe rappresentare un punto di svolta reale. Le indagini si avviano verso la chiusura. Presto potrebbe arrivare una richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, e contestualmente una richiesta di revisione del processo per Stasi.
Al momento si calcola che Garlasco sia in trend topic più di Grande Fratello e campionato di calcio di Serie A con ricerche di informazioni che viaggiano nell’ordine delle decine di milioni al giorno, dall’Italia e dall’estero. Si parla potenzialmente della realizzazione di film e serie TV. L’ultima intercettazione diffusa ieri rivela che una delle gemelle Cappa avrebbe…. “se parlo io viene giù tutto, ma per parlare voglio i milioni”.
Il caso va avanti. E l’onda lunga della TV sembra precedere ancora una volta quella di istruttoria e indagini ufficiali.