17,3% di Share. Alberto Angela riparte da questo dato che, oggi, vuol dire supremazia televisiva. Imporsi con questa percentuale significa avere, nonostante il segno dei tempi e il cambiamento dei canoni, piena presa sul pubblico. La puntata di Ulisse, completamente ambientata a New York, rappresenta un altro successo per la rete ammiraglia Rai.
Angela mancava dal piccolo schermo dallo scorso marzo, quando ha realizzato un altro speciale dedicato. In quell’occasione al centro di tutto c’era Versailles. Una vera e propria puntata immersiva dentro la nota reggia con l’aiuto dei droni. Si è trattato infatti del primo documentario al mondo dell’era moderna completamente girato in piano sequenza. Senza stacchi di montaggio.
Alberto Angela e la divulgazione in tv
Una scelta precisa, per certi versi desueta, ma al tempo stesso molto moderna perchè l’impressione che arriva al telespettatore è quella di entrare in certe stanze come se fosse davvero presente in determinati luoghi. Possibilità concessa solo e unicamente a determinate produzioni, in primis per il dispendio economico che comportano e in secundis per il consenso che portano sul piccolo schermo. Alberto Angela, come il padre Piero, è un catalizzatore televisivo di cultura da anni e i suoi speciali – di qualsiasi tipo – hanno sempre fatto la differenza.

Si leggono gli ascolti e viene decifrato un successo crescente, numeri alla luce del sole che determinano una situazione precisa anche sul piano contrattuale. Tradotto: Angela porta tanto alla rete ammiraglia della Rai, ma Viale Mazzini deve restituire altrettanto a lui. Non soltanto in termini di compenso economico personale, ma anche in ambito produttivo. Vale a dire: il budget stanziato per le puntate dei programmi di Alberto Angela è sostanziale, per usare un eufemismo, ma sono soldi ben spesi. Il divulgatore storico e scientifico ha fatto passare, giustamente alla luce delle percentuali che ottiene, la cultura come un servizio pubblico e irrinunciabile per la televisione.
Necessità e costi di produzione
Fattore che ha sottolineato in ogni occasione: “Devo poter continuare a fare televisione nel modo in cui l’ho sempre fatta, la Rai mi ha dato questa possibilità e proseguirò qui finché vorranno”. Parole che sono suonate come campanelli d’allarme. La storia è semplice: Angela, a marzo scorso, aveva il contratto in scadenza con la televisione pubblica. Aria di rinnovo non era ancora arrivata, infatti si era addirittura parlato di un possibile addio alla televisione di Stato con Sky e Discovery pronti al colpaccio. Poi, verso metà aprile 2026, qualcosa ha cominciato a muoversi: la Rai ha capito che perdere Alberto Angela avrebbe voluto dire perdere un patrimonio.
Non soltanto in termini di ascolti, ma proprio in ambito valoriale. Infatti il suo nome, dopo la visita di Carlo e Camilla (Reali Inglesi a cui ha fatto da Cicerone) a Roma, è diventato un brand credibile anche a livello internazionale. Tutti lo conoscono e lo riconoscono, associandolo alla Rai.
Accordo raggiunto tra le parti
Motivo per cui perderlo, per il Servizio Pubblico, vorrebbe dire fare più di qualche passo indietro. Dalle parti di Viale Mazzini stanno provando a inserire anche altri format a trazione scientifico divulgativa, ma l’effetto Angela è difficilmente replicabile. Allora non resta altro che cercare un accordo con un nome ormai divenuto garanzia. Quindi la distanza tra Rai e Alberto Angela si è gradualmente ridotta. Un ridimensionamento dovuto anche a qualche conversazione avvenuta tra le parti, come ha spiegato Fanpage circa tre settimane fa, colloqui che avrebbero stabilito non solo le basi per il prolungamento del rapporto di lavoro ma anche la possibilità di continuare a generare speciali dedicati. In stile, per intenderci, Versailles e New York.
Le fondamenta per continuare assieme ci sono, manca la firma definitiva, ma era importante costruire un’intesa per evitare di incappare in una frattura difficile da sanare. La Rai ha fatto capire la propria vicinanza a uno dei volti simbolo dell’azienda. Questo voleva Alberto Angela. Una “cartolina” da New York ha fatto il resto, con buona pace del pubblico che non aspetta altro se non continuare a gustarsi qualche ‘gita fuori porta’ restando comodamente sul proprio divano. La strada è tracciata e passa da un filo rosso che ha unito, metaforicamente, la cima dell’Empire State Building a Viale Mazzini.