Dodici anni di attesa. Un cast parzialmente ricostruito con alcune defezioni importanti. Un debutto eccellente con uno score da 3.486.000 spettatori e uno share del 22.64% che aveva fatto sperare in un ritorno trionfale. Poi la realtà — quella dei lunedì sera successivi — che ha certamente ridimensionato l’entusiasmo insieme ai risultati e ai dati d’ascolto. I Cesaroni — Il Ritorno è uno dei casi televisivi più discussi del 2026, ma non necessariamente per le ragioni che Mediaset avrebbe preferito.
Cesaroni, un calo preoccupante
Dopo il debutto del 13 aprile, i numeri hanno percorso una strada discendente con una velocità che non lascia molti margini di interpretazione. La seconda settimana: 2.301.000 spettatori e il 16.9% di share. La terza: 2.140.000 con il 15.2%. In tre settimane la serie ha perso quasi il 40% del pubblico che aveva conquistato al debutto.
Non tutti i cali sono uguali. C’è il calo fisiologico di qualsiasi serie che dopo il debutto trova la sua dimensione naturale per attestarsi su cifre che sono rispettabili e che valgono in vista di eventuali sequel. Ma c’è anche quel calo che segnala un problema strutturale, rappresentato da un pubblico che ha testato il prodotto e che ha deciso che non è quello che si aspettava. Quello dei Cesaroni assomiglia più alla seconda categoria che alla prima. Un po’ per i dodici anni di attesa, ma molto anche perché il pubblico più affezionato dei Cesaroni nel frattempo è cambiato: e chi magari dodici anni fa fantasticava di questa famiglia non convenzionale e molto patriarcale, oggi una famiglia l’ha messa su.

Il cambio di programmazione
Dal 4 maggio Canale 5 ha cambiato ritmo: non più due episodi a serata, ma uno solo ogni lunedì. La comunicazione ufficiale parla di una scelta editoriale pensata per valorizzare al massimo la serie. È una lettura generosa che ovviamente cerca di rispettare il valore del titolo. Ma una lettura alternativa — più aderente alla realtà dei palinsesti televisivi — è che con sei episodi rimasti e un pubblico in calo, bruciare il materiale in tre settimane sarebbe stato controproducente. Meglio diluire, tenere la serie in vita più a lungo, sperare che la curva si stabilizzi anche perché nel frattempo si andrà verso l’estate e la controprogrammazione sulle altre reti potrebbe non essere così solida.
Con un solo episodio a settimana la presenza della serie nel palinsesto si allunga fino all’8 giugno in concomitanza con Ulisse che ieri ha esordito con due punti percentuali di share in più.
Le assenze pesanti e un’eredità difficile
La stagione ha dovuto fare i conti con assenze che hanno cambiato il carattere della serie. Elena Sofia Ricci non c’è. Max Tortora ufficialmente non ha lasciato il cast ma non è presente per impegni precedenti. Anche Alessandra Mastronardi ha lasciato. E il 5 aprile 2025, due settimane dopo l’inizio delle riprese, è morto Antonello Fassari — lo storico Cesare, uno dei personaggi più amati dell’intera saga. Un vuoto probabilmente impossibile da colmare, gestito con rispetto ma inevitabilmente presente.
Al loro posto sono arrivati Ricky Memphis e Lucia Ocone, due aggiunte di qualità ma che non sembrano sostituire quello che manca. Il pubblico che era tornato per ritrovare i Cesaroni che ricordava si è trovato davanti una versione parziale — inevitabilmente, forse anche comprensibilmente, ma parziale.
L’ottava stagione è davvero in arrivo?
A gennaio 2026, prima ancora che la settima stagione andasse in onda, Claudio Amendola aveva dichiarato che l’ottava stagione era già in fase di scrittura. Una dichiarazione che allora suonava come una certezza. Oggi, con gli ascolti che stanno percorrendo una traiettoria non incoraggiante, l’ottimismo di quella dichiarazione suona più come un’intenzione che attende conferma.
D’altronde la televisione italiana è piena di serie che avevano una stagione successiva in sviluppo e poi non l’hanno mai girata uscendo in sordina da palinsesti meno affollati e combattuti di quelli di oggi.
Non c’è dubbio che I Cesaroni abbiano dalla loro un brand riconoscibile, un’affezione del pubblico che resiste nonostante i numeri, e un Claudio Amendola, al tempo stesso regista e protagonista che è una garanzia. Difficile immaginare che voglia chiudere con questa stagione se i numeri non lo costringono.
Ma i numeri stanno diventando un argomento. E Mediaset deciderà sulla base di quelli e non semplicemente su quelli dettati da una nostalgia comprensibile ma che al momento non garantisce punti di share.