Roma, 8 maggio 2026 – Sembra sempre più vicino un accordo limitato e temporaneo tra Stati Uniti e Iran per sbloccare lo stallo e il blocco dello Stretto di Hormuz. Anche se Teheran – che per la Cia potrebbe resistere anche 4 mesi nelle condizioni attuali –, pesa le parole, convinta di avere tempo e una posizione di forza. “Stiamo esaminando i messaggi trasmessi tramite la parte pachistana – ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei –. Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione e finora non è stata data alcuna risposta alla parte americana”. Teheran, infatti, potrebbe accettare il memorandum, composto da quattordici punti, che fermerebbe i combattimenti senza però risolvere le questioni più controverse, dato che tra le parti insistono profonde divergenze soprattutto in merito alla questione nucleare. Il presidente americano Donald Trump ha invece ostentato ottimismo con i giornalisti, definendo i colloqui con Teheran “molto positivi”.
“Aspettiamo presto un accordo”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato telefonicamente con il suo omologo pachistano, Ishaq Dar, sull’importanza “di proseguire sulla via del dialogo e della diplomazia”. Il governo di Islamabad si è offerto di ospitare i successivi round di trattative: “La nostra priorità – ha detto all’agenzia Reuters un alto funzionario pachistano coinvolto nella mediazione – è che sia annunciata la fine definitiva della guerra, dopodiché le restanti questioni potranno essere affrontate una volta ripresi i colloqui diretti”.
L’accordo dovrebbe svilupparsi in tre fasi: la fine formale del conflitto, la risoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e l’avvio di un periodo di massimo trenta giorni per favorire i negoziati relativi a un accordo più ampio. Il memorandum – 14 punti in una sola pagina – prevederebbe l’impegno da parte del regime iraniano a una moratoria sul nucleare (gli Usa premono per vent’anni, l’Iran si era sbilanciato fino a cinque), il consenso di Washington alla revoca delle sanzioni e allo sblocco dei fondi congelati. Secondo Teheran, però, alcune clausole sarebbero “inaccettabili”.
Resta al centro del dialogo lo Stretto di Hormuz. Per il media arabo Hadath “le trattative stanno facendo passi avanti. Teheran riaprirà gradualmente lo Stretto e gli Stati Uniti allenteranno il blocco navale nei porti iraniani”, anche se il regime ha istituito un’agenzia governativa per controllare e tassare le navi che proveranno ad attraversarlo.
In serata la tensione è tornata a salire: l’Iran ha attaccato tre cacciatorpediniere americane nello Stretto in risposta – sostiene Teheran – alla violazione della tregua prendendo di mira una petroliera iraniana. Colpite anche aree civili sulle coste di Bandar Khamir, Sirik e dell’isola di Qeshm”.
Quanto all’efficacia del blocco navale americano, secondo la Cia Teheran potrebbe resistere altri tre o quattro mesi prima di dover affrontare difficoltà economiche più gravi. Intanto l’Ufficio per il controllo dei beni esteri (Ofac) del Dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato nuove sanzioni contro individui e società accusati di sfruttare il settore petrolifero iracheno e di minare la sicurezza del Paese. Colpito anche il viceministro del Petrolio iracheno, Ali Maarij Al-Bahadly, reo di “abusare della propria posizione per facilitare la deviazione di petrolio destinato a essere venduto a beneficio del regime iraniano”. Spiragli diplomatici si aprono (forse) sul fronte israelo-libanese. Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che i diplomatici di Tel Aviv e Beirut si incontreranno il 14 e il 15 maggio, negli Stati Uniti, per un nuovo round di colloqui.