Firenze, 10 maggio 2026 – Non è ancora chiaro quando ci saranno le elezioni politiche. A scadenza naturale o verrano anticipate? E se verranno anticipate, di quanto? Nell’attesa, il centrosinistra sta cercando di riorganizzare il proprio campo (largo). Nel Pd c’è chi vorrebbe dare vita a una sorta di nuova Margherita. Secondo questo schema, peraltro, lo stesso Pd rappresenterebbe i vecchi Ds. Gli addii alla spicciolata dei riformisti, ultima in ordine di tempo Marianna Madia, in attesa di capire che cosa farà Pina Picierno, sarebbero la testimonianza di questo nuovo corso.
D’altronde, chi esce dal Pd non rompe con il centrosinistra. Semplicemente, trasloca. Va in una squadra satellite del Campo Largo. Non disturba davvero il manovratore o la manovratrice dei progressisti. Lo si capisce anche dalla reazione di Elly Schlein, molto tranquilla, dopo l’addio di Madia: «Dispiace sempre quando qualcuno decide di andarsene. Le idee riformiste continueranno ad avere piena cittadinanza nel Pd, che è plurale ma vuole avere delle posizioni chiare». Non c’è tensione politica o emotiva nell’addio dell’ex ministra Madia. Anzi, c’è stanchezza. Si va via perché si deve andare.
Un po’ come Stefano Bonaccini, presidente del Pd, è entrato nella maggioranza di Schlein: lo ha fatto perché doveva farlo. Non sembrano esserci alternative. Fuori dal Pd ci sono partitini che potrebbero, un giorno, in vista delle Politiche del 2027, allearsi per costituire, appunto, la Cosa Centrista che tanto piace a Goffredo Bettini, che teorizza lo schema da tempo: Pd, M5S e, appunto, una roba di centro. Uno spazio che Matteo Renzi vorrebbe rappresentare con la sua Casa Riformista: «Ormai è chiaro: il centrosinistra può vincere le elezioni. E sei mesi fa non ci credeva nessuno», ha detto Renzi: «È altrettanto chiaro: chi per mesi ci ha parlato di un polo liberal-democratico diverso e alternativo si è già arreso e sa che sarà costretto ad allearsi o a destra o a sinistra».
Insomma, non si possono mettere di nuovo in piedi esperimenti alla Terzo Polo, perché non c’è spazio per il terzopolismo, almeno in questa fase. O si sta di qua o si sta di là. Non tutti però quelli dati in uscita dal Pd lo faranno davvero. È il caso dell’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, principale indiziato ad andarsene. Finora però l’ex capogruppo del Pd alla Camera non si è mai deciso a fare un passo in più. Interviste, convegni, malessere diffuso, però stop, niente di più.
Stesso discorso per Picierno, che ogni giorno battaglia su giornali, social e tv dando sempre l’impressione di essere lì lì per strappare. O per essere cacciata. Viene tuttavia da chiedersi quale sia la strategia dei riformisti del Pd. Perché queste uscite di singoli che lasciano il Pd in preda ai mal di pancia non lasciano molto spazio per la crescita di un movimento esterno allo schleinismo. Sembrano in realtà tutte mosse scoordinate. Ai riformisti manca infatti un leader che aggreghi l’insoddisfazione per l’attuale guida del Pd. Ma senza un congresso non accadrà niente, perché qualsiasi leadership ha bisogno di uno spazio elettorale per esprimersi, per contarsi, per imporsi. Altrimenti diventa semplicemente intrattenimento da dibattito pubblico; prezioso, ma dall’agibilità politica limitata.
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