Roma, 11 maggio 2026 – “È un film che vuole parlare di amore in tutte le sue sfaccettature”. Giampaolo Morelli descrive così la sua ultima regia, L’amore sta bene su tutto, già in sala dal 6 maggio. Tre storie che si intrecciano tra equivoci, ferite e scoperte per rivelare come il sentimento più puro di tutti possa sorprendere, guarire e trasformare le nostre vite.
Voleva indagare l’indole moderna ad anestetizzare le emozioni?
“Sì. Con il mio personaggio, in particolare, racconto l’amore ’instagrammabile’ dei nostri tempi. Si vivono molte storie solo per renderle pubbliche, ma mai andando veramente a fondo”.
È contrario ai social?
“No. Però è anche vero che dietro ogni foto che scrolliamo sembra esserci un’altra possibile relazione a portata di mano. Ostentiamo innamoramenti e vite meravigliose, andando verso un’epoca più narcisistica e materialistica dove sembra non valga più la pena investire in una relazione”.
Tutto troppo veloce?
“Quando mi lasciavo con una ragazza ci mettevo un anno a superare il lutto e ce ne volevano almeno altri due anni per trovare una persona che mi piacesse veramente. Oggi sono storie più da Instagram che da vivere”.
Grazie al personaggio di Claudia Gerini, una politica, affronta il potere e il pericolo dato dalle visualizzazioni.
“Le persone ti seppelliscono e ti osannano con la stessa velocità. Anche lì parliamo di amore, quello verso il prossimo. È la storia di chi si riempie la bocca di slogan, ma nella vita non li segue. C’è la voglia di apparire, un errore di tanti politici. Ma all’atto pratico, aiutare e amare il prossimo è un’altra cosa”.
Perché abbiamo paura di soffrire?
“Tendiamo a proteggerci troppo. Una storia d’amore deve farti stare bene, ma serve anche impegno. L’amore implica sofferenza: cresciamo solo se ci mettiamo in gioco. E inevitabilmente soffriamo perché stiamo mettendo nelle mani di un altro la nostra felicità. Se penso a me, le mie crescite personali sono sempre legate a una relazione”.
In Dislessico famigliare, libro scritto insieme a sua moglie Gloria Bellicchi, affronta la convivenza con la dislessia sua e dei vostri figli. Cosa l’ha spinta a farlo?
“Volevo mettere in luce un problema che racconto anche a teatro in Scomode Verità e tre storie vere. Se ne parla ancora troppo poco e male, i professori non sono preparati. Questo mina le basi della personalità. Se da ragazzino ti senti incapace e non sai perché, è chiaro che quella cosa logora per sempre la tua autostima”.
È ancora così per lei?
“Siamo sempre ciò che siamo stati da bambini. Lo superi razionalmente, ma c’è una voce nella testa che rimane quella di quando eri piccolo. Uno dei problemi più grandi non è essere dislessici, ma esserlo e non saperlo”.
Perché?
“Vieni additato come svogliato e incapace. Si tratta, in realtà, di ragazzi con enormi difficoltà che magari non se ne rendono conto. Così come genitori o insegnanti. Alle presentazioni del libro e a teatro ho incontrato madri, padri e nonni in lacrime. E tante persone mi scrivono di aver vissuto la mia stessa epopea. I dislessici sono tanti, sono le diagnosi a essere poche”.
La sua come l’ha vissuta?
“L’ho capito dopo i trent’anni, con internet. Avevo tratti non comuni”.
Guardare le cose in modo diverso l’ha aiutata nel lavoro?
“La sofferenza diventa la freccia del tuo arco, come l’amore. Ti fa mettere un po’ di ordine nella testa, ma non ti cambia. La vita non è come nei film dove impari una cosa, capisci e metti a posto”.
Essere padre dislessico di due figli dislessici è stato importante per far loro vivere un’infanzia più serena?
“Sì. Da un lato mi dispiace avergliela passata. Dall’altro sono un esempio: una persona che nella vita qualcosa ha realizzato nonostante le grandi difficoltà scolastiche. Gli ripeto sempre che i dislessici a scuola non sono forti e che è solo una fase della vita. Per i ragazzi è importante perché i confronti e paragoni avvengono lì. Ma dopo ci sono altre possibilità e strade”.
Tornando al film: il suo personaggio crede ci sia “un pizzico di amore in ognuno di noi”. Lei?
“Certo! Poi è la vita che ci ammacca un po’. E allora iniziano chiusure, nevrosi e paure. Ma nasciamo tutti con una grande voglia di amare”.