“Teheran non riderà più”. L’Iran risponde agli Usa, Trump: “Inaccettabile”. Netanyahu: prendiamoci l’uranio

Roma, 10 maggio 2026 – “Fine immediata della guerra” e “ripristino della sicurezza marittima” nel Golfo Persico e nello strategico Stretto di Hormuz. Sono questi i punti centrali dell’attesa risposta dell’Iran alla proposta di pace presentata dagli Stati Uniti. “Non posso fornire ulteriori dettagli” ha affermato il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, ma – secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, citando fonti informate – nel documento consegnato ai mediatori pachistani l’Iran avrebbe offerto concessioni significative anche sul programma nucleare con l’avvio, entro i prossimi 30 giorni, di negoziati specifici.

Escludendo lo smantellamento degli impianti nucleari, Teheran si sarebbe detta pronta a diluire parte delle sue scorte di uranio altamente arricchito e a trasferire il materiale restante in un Paese terzo chiedendo, tuttavia, garanzie che venga restituito qualora i negoziati dovessero fallire. Disponibilità anche a sospendere l’arricchimento dell’uranio per un periodo inferiore ai vent’anni richiesti dagli Usa.

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A photograph taken from the southern area of Marjayoun shows trails of smoke during Israeli shelling on the outskirts of the village of Yohmor on May 10, 2026. Lebanon’s health ministry said two paramedics from the Hezbollah-affiliated Islamic Health Committee were killed and five others wounded on May 10 in Israeli strikes on the country’s south despite a ceasefire. (Photo by AFP)

Ma nel braccio di ferro nessuna delle due parti appare disposta a cedere. “Non ci inchineremo mai di fronte al nemico. Se si parla di dialogo o negoziato, ciò non significa resa o ritirata – ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian –. Piuttosto, l’obiettivo è difendere i diritti della nazione iraniana e proteggere gli interessi nazionali con ferma determinazione». Non si è fatta attendere la risposta di Trump. “L’Iran gioca con gli Stati Uniti e il resto del mondo da 47 anni (RINVIANDO, RINVIANDO, RINVIANDO!) – ha scritto il tycoon su Truth –. Non rideranno più! La loro risposta è TOTALMENTE INACCETTABILE”.

Dopo i colloqui con il Qatar – stando a quanto ha riferito un alto funzionario americano – Trump, in partenza per la Cina la prossima settimana, punta ora a “fare pressione” sul presidente Xi Jinping per ottenere un accordo soddisfacente con l’Iran. Se ciò non dovesse avvenire agli Stati Uniti basterebbero “solo due settimane per colpire ogni singolo obiettivo in Iran” ha detto il presidente Usa in un’intervista alla giornalista Sharyl Attkisson andata in onda ieri, affermando che la repubblica islamica è “militarmente sconfitta”.

Incline a ‘finire il lavoro’ è, soprattutto, Benjamin Netanyahu. “La guerra non è finita – ha detto il premier israeliano al programma ’60 Minutes’ della Cbs –. C’è ancora materiale nucleare, uranio arricchito, che deve essere rimosso dall’Iran. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”. Ma per Netanyahu sono anche altri gli obiettivi di guerra che devono ancora essere raggiunti: “Ci sono i proxy che l’Iran sostiene, i missili balistici che vogliono ancora produrre. Ora, – ha detto – abbiamo degradato molto di tutto questo ma c’è ancora del lavoro da fare”.

Nel frattempo la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha indicato durante l’incontro con Ali Abdollahi, a capo del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya, “nuove misure e direttive” per far fronte ai “nemici”. Abdollahi ha assicurato che le forze iraniane, Pasdaran e Basij compresi, sono pronte per “contrastare azioni ostili dei nemici”, di Usa e Israele, affermando che “in caso di errore strategico” l’Iran risponderà con “rapidità, intensità e potenza”. In seguito all’invio nella regione del cacciatorpediniere Hms Dragon e della portaerei Charles de Gaulle, Teheran ha lanciato un avvertimento anche a Gran Bretagna e Francia minacciando “una risposta decisiva e immediata” a qualsiasi nave da guerra inviata nello Stretto di Hormuz.