Parla Aimone di Savoia: “Umberto II, sovrano democratico. Assurdo vivere la fine della monarchia come una cesura fra barbarie e modernità”

Milano – È seduto fra i velluti dell’Hotel et de Milan. Forse è la suggestione di saperlo discendere da Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, o sono gli echi risorgimentali del luogo dove morì Verdi, creato senatore dal quadrisavolo, primo Re d’Italia, ma il colpo d’occhio su Aimone di Savoia lo confonde per un istante col profilo di un ritratto in un castello valdostano, baluardo della bicipite identità della Casa, franco-alpina e italiana. Zigomi e occhi blu, più della barba, evocano antenati in uniforme o abito da caccia, opera di devoti del pennello e della dinastia. L’affabilità, però, è tutta contemporanea.

Altezza reale, la Repubblica ha ottant’anni.

“La cosa che mi è dispiaciuta di questi 80 anni è che si sia considerato il referendum lo spartiacque fra barbarie e modernità, una cesura con la storia precedente che ben più di quella fascista. Montanelli diceva che la storia d’Italia è una catena, se manca un anello, non tiene. Casa Savoia è un anello di quella catena”.

La forma repubblicana non è garanzia di democrazia, come dimostrano le esperienze di altri Paesi. La Germania di Weimar, prima del nazismo, aveva una Costituzione repubblicana avanzatissima

20020711 – ROMA – POL – CAMERA: SI’ A LEGGE, I SAVOIA POSSONO TORNARE. La foto di archivio mostra Umberto II di Savoia con Marina e Vittorio Emanuele di Savoia. ANSA – ARCHIVIO – RADOGNA – KRZ

Oggi, in regime repubblicano, accetta con cortesia di rispondere alle domande del figlio di una famiglia operaia. Accadrebbe anche con la monarchia?

“Se avesse vinto la monarchia, l’Italia avrebbe proseguito la propria evoluzione sociale e democratica. È Umberto II a firmare i decreti per il voto alle donne, per il referendum e per la Costituente. Ed è la monarchia del 1848, anticipando l’Unità d’Italia, a dare e mantenere la prima Costituzione, quello Statuto albertino la cui flessibilità ha certo permesso alla dittatura di piegarlo, ma anche, negli anni precedenti, di accompagnare il cambiamento sociale. La forma repubblicana non è garanzia di democrazia, come dimostrano le esperienze di altri Paesi. La Germania di Weimar, prima del nazismo, aveva una Costituzione repubblicana avanzatissima. Ecco perché quella cesura storica è sbagliata, perché non considera l’Italia con obiettività, nel contesto che ha attraversato, con ondate antidemocratiche che hanno coinvolto tutta l’Europa. L’Italia in questo distacco storico non ha compiuto un serio esame di coscienza sul fascismo”.

Se avesse vinto la monarchia, l’Italia avrebbe proseguito la propria evoluzione sociale e democratica

Umberto II visse come una violenza la decisione di De Gasperi di non attendere l’esito dei ricorsi sul voto…

“Umberto II aveva accettato il referendum e il suo esito. Sperava in un passaggio di poteri ordinato, in caso di sconfitta. Non ha abdicato perché si è sentito cacciato, perché fu un colpo di mano. Lui sarebbe stato un eccezionale Re costituzionale, facendo quello che fanno oggi i presidenti della Repubblica. Scelse di andarsene, di sacrificarsi per il bene dell’Italia, evitando violenze”.

Enrico De Nicola, alla presenza di Alcide de Gasperi (a sinistra) e Umberto Terracini firma il testo della Costituzione Italiana. Approvata con 453 voti a favore e 62 contro il 22 dicembre 1947 (ARCHIVIO /ANSA /JI)
20071222 – – 60/0 COSTITUZIONE: NATA DA STRAORDINARIE CONVERGENZE – Enrico De Nicola , alla presenza di Alcide de Gasperi (s) e Umberto Terracini firma il testo della Costituzione Italiana . Approvata con 453 voti a favore e 62 contro il 22 dicembre 1947 , il 27 dicembre 1947, la Costituzione fu promulgata dal capo provvisorio dello Stato, De Nicola, per poi entrare in vigore L’1 gennaio 1948. ARCHIVIO /ANSA /JI

Lei ricorda bene Umberto II.

“Mi chiamò all’ospedale, a Londra, dove era ricoverato e dove morì mesi dopo – e qui affiora un po’ di commozione -. Era il 13 ottobre 1982, mi dette il Collare dell’Annunziata (massima onorificenza del Regno, ndr), anche se ero minorenne. Mi disse: “Portalo con onore, porta avanti la nostra storia“. Non ricordo cosa provai a dire, in risposta. Fui però consapevole della sua statura storica, della responsabilità che questo significava. Da ragazzo, mio padre Amedeo mi obbligava a ogni anno a scrivere per i professori una relazione su Casa Savoia. Da allora non ho mai smesso di leggerla nei libri”.

https://www.quotidiano.net/esteri/ultimo-giorno-della-monarchia-i1x8hzxz

Se dovesse individuare il momento in cui il rapporto fra i Savoia e l’Italia si è spezzata quale sarebbe?

“Conservo e ho letto i diari del mio prozio, il duca Amedeo d’Aosta, scritti fra il 1908 e il 1942, quando morì in prigionia. Nel 1938 lui si rese conto, tornando in Italia dall’Africa, che qualcosa si era rotto nel legame fra la classe dirigente e il Paese”.

La scheda del referendum istituzionale Repubblica-Monarchia nella versione bilingue per le zone di lingua tedesca
20060221 – ROMA – POL : 60 ANNI COSTITUENTE, DOMANI INAUGURAZIONE MOSTRA CAMERA. DOMANI A MONTECITORIO, CON CASINI E NAPOLITANO, PRESENTE CIAMPI. La scheda del referendum istituzionale Repubblica-Monarchia nella versione bilingue per le zone di lingua tedesca: e’ uno dei documenti esposti nella mostra dedicata al 60/o anniversario dell’Assemblea Costituente, dal titolo ‘La rinascita del Parlamento. Dalla Liberazione alla Costituzione’, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma. L’esposizione sara’ aperta al pubblico dal 23 febbraio all’8 aprile e proseguira’ nei principali capoluoghi di regione italiani fino alla fine del 2007. La cerimonia inaugurale, alla presenza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, si terra’ domani alla Sala della Lupa alle 11. GIUSEPPE GIGLIA / ANSA / PAL

È l’anno delle leggi razziali e dell’alleanza con la Germania… Cosa fa, invece, oggi un principe di Casa Savoia, oltre ricordare quel 1946?

“Guardi, oggi è irrilevante discutere dei brogli al referendum, o del ministro Romita con “la Repubblica nel cassetto“. Aveva senso nel ’46, quando anche la cesura di cui abbiamo parlato serviva alla politica. La strada giusta è quella che seguì, nel ’62, Giulio Andreotti, ministro della Difesa, nell’inaugurare a Gorizia una statua del mio prozio. C’era anche la vedova e iniziò così: “Signor presidente della Repubblica, altezza reale…“. Fu un istante, una bolla. Oggi quello spirito sarebbe ragionevole. Rappresentare Casa Savoia, ora, vuol dire supportare l’Italia in tutti i campi. Lo disse il Re a mio padre quando da ufficiale di Marina, come poi sono stato io, doveva giurare fedeltà alla Repubblica: “L’italia innanzitutto!“ Resta l’importanza della storia. Che spesso è vittima dell’ideologia. Ho vissuto trent’anni in Russia: quando sono arrivato, nei libri lo zar Nicola II era “Kravavi“, il “sanguinario“. Oggi negli stessi testi è “il Santo“… Il mio ruolo, oltre a vivere e lavorare, è in ciò che insegno ai miei figli: coltivare la memoria storica, promuoverla, essere un esempio”.