New York – Centomila buche in cento giorni di governo: ammette di non averle riempite proprio tutte lui personalmente, il sindaco di New York Zohran Mamdani, anche se in diverse occasioni era lì, pala in mano e caschetto da cantiere a favore di telecamere e reel. Però la considera una promessa mantenuta, quella di occuparsi della gestione ordinaria delle piccole cose, senza perdere di vista i temi di lungo termine. Mamdani aveva condotto una campagna in controtendenza rispetto a un’America trasformata dal ritorno di Donald Trump alla presidenza, accompagnato da Elon Musk con la motosega e dalla distruzione di quel poco di welfare che esisteva in America.
Aveva promesso affitti congelati, nuove case popolari, scuola gratuita dai sei mesi ai cinque anni, autobus gratuiti e veloci, supermercati comunali per ridurre i prezzi dei generi alimentari, il salario minimo a trenta dollari, le tasse per i più ricchi per riequilibrare il bilancio comunale: un programma ambizioso, e soprattutto accusato di essere in parte fuori dallo scopo dell’amministrazione cittadina. In centocinquanta giorni non è certo riuscito a mantenere tutte le promesse. Però può vantarsi di alcune vittorie. La più importante: dopo decenni di ostilità tra il governo dello stato di New York, ad Albany, e quello della città, si respira aria di collaborazione con la governatrice Kathy Hochul.
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Di comune accordo, il socialista Mamdani e la centrista Hochul hanno avviato il risanamento del bilancio comunale, sostanzialmente devolvendo all’amministrazione cittadina una porzione delle tasse di competenza statale pagata dai newyorkesi di città e aumentando, sia pur marginalmente, le tasse sulle seconde case di lusso, quelle che valgono dai cinque milioni di dollari in su. Meno di quanto Mamdani vorrebbe, ma forse perfino più di quanto si aspettasse. Sempre in collaborazione con Hochul, adesso il comune di New York ha cominciato un programma pilota per mandare a scuola gratuitamente i bambini a due anni (e consolidato i programmi per i tre e i quattro anni).
Per il resto, ci vorrà più pazienza. L’assemblea legislativa statale continuerà a discutere di salario minimo e di tasse, sia sulle imprese che sui cittadini più abbienti. Quanto agli autobus, per ora più che sulla gratuità Mamdani si concentra sulla velocità, cioè sulle preferenziali. La gratuità richiederebbe il risanamento dei conti dell’Mta, anche quella di competenza statale, e della metropolitana: qui i tempi si allungano e le possibilità reali di successo calano. Più facili i supermercati a basso costo, invece, che il comune di New York può fare senza aiuto statale: finora è stato scelto un terreno, a Harlem, per aprire nel 2029, ma forse ce ne sarà un altro già nel 2027.
Diversa la situazione dell’edilizia popolare. Il blocco degli affitti è in piena trattativa, in una commissione in cui la nuova amministrazione ha la maggioranza: però non è detto che si trovi una quadra. Per la costruzione di nuove case popolari c’è un piano, ci sono due task force, ci sono cambiamenti regolatori che dovrebbero accelerare i tempi: che però rimangono comunque strutturalmente lunghi. E quindi le buche (o la neve: Mamdani ha spalato anche quella), come tante altre piccole iniziative, dalla limitazione delle tariffe abusive per la prenotazione degli alberghi al ripristino dei fondi per le biblioteche, dal nuovo Ufficio per la Protezione degli Inquilini alle ciclabili e ai parchi, fino al divieto dell’ora della buona notte dei bambini durante le finali di basket: bisogna mantenere sempre attivo il canale della comunicazione.
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D’altra parte, Mamdani è il politico più efficace sui media, vecchi e nuovi, dopo Donald Trump stesso. E, a differenza di Trump, non è nato americano, ma lo è diventato: per Costituzione, non potrà mai ambire alla presidenza. E quindi, a differenza di quasi tutti i suoi predecessori, si concentra sul lavoro che ha, non su quello che vorrebbe.