Roma, 12 giugno 2026 – Giorgia Meloni intende approvare in tempi stretti la nuova legge elettorale e votare a giugno dell’anno prossimo se non addirittura ad ottobre, dopo aver approvato una parte della legge finanziaria. Ma oggi la data più probabile è giugno. Sembra scartata la precedente ipotesi di aprile per precedere le elezioni amministrative nelle grandi città, in genere non favorevoli al centrodestra. Ma i tecnici del partito hanno valutato che in un ‘election day’ che accorpi politiche e amministrative l’effetto trascinamento sia superiore agli svantaggi.
È noto che Meloni voglia arrivare alla scadenza con questo governo. Perciò esclude di fare un rimpasto per sostituire all’Interno Matteo Piantedosi con Matteo Salvini. Non c’è dubbio che la Lega si avvantaggerebbe del ritorno del suo leader nel ruolo che prima della scivolata del Papeete portò il suo partito al 30 per cento dei consensi. Ma difficilmente Mattarella accetterebbe una sostituzione soft e il presidente del Consiglio non vuole stravolgere immagine e composizione del governo. Lo spostamento di Salvini al Viminale, suggerito da un uomo abitualmente prudente come Giorgetti nel consiglio federale dell’altro ieri, verrebbe richiesto formalmente dalla Lega nella tradizionale adunata di Pontida in settembre. Ma allo stato non sembra che Meloni voglia mutare parere.
Non sappiamo che cosa accadrà nel nuovo ‘federale’ di mercoledì prossimo al quale Zaia ha annunciato che non parteciperà. L’ex governatore del Veneto ha chiarito che la Lega è una, quasi a stemperare la sua richiesta di una Lega Nord (fino alla Toscana) sul modello della Cdu tedesca e una Lega Sud come la Csu bavarese. Ma la richiesta resta e non è chiaro come andrà a finire.
Per il resto, nel lungo e battagliero confronto parlamentare di ieri in vista del Consiglio europeo dei prossimi giorni, Meloni e i suoi hanno avuto buon gioco nel dimostrarsi compatti in politica estera contro le sei diverse mozioni dell’opposizione. E all’opposizione c’è naturalmente anche Vannacci che Meloni ha accusato apertamente di favorire la sinistra. Per quanto riguarda l’isolamento nell’Unione sull’Ucraina che le viene contestato a sinistra, la presidente del Consiglio ha avuto il sostegno del presidente della Repubblica: l’Europa deve parlare con una sola voce senza che i lodevoli volenterosi (Francia, Germania e Regno Unito) vadano avanti da soli.