Qual è il rumore della rivoluzione? Spesso lo associamo alle grida di manifestanti nelle piazze, ai colpi che si sparano in aria, ai piedi che battono a terra, agli slogan che vengono urlati all’unisono. Sicuramente è un’immagine molto cinematografica della rivoluzione, ma a volte, invece, le rivoluzioni si fanno in silenzio, magari nelle case dove si entra in punta di piedi, nei pianerottoli dei condomini, a tavola mentre si mangia un piatto caldo in famiglia. Perché a volte qualcuno pensa di poter decidere della vita di un’altra persona ed è proprio quello il momento di fare la rivoluzione.
Ospite del vodcast Il Piacere della Lettura, Serena Bortone, autrice de Le dirimpettaie (Rizzoli), narra di tre donne che capiscono che la libertà non è un privilegio, ma una scelta. E, soprattutto, che tutto ha un prezzo. Il romanzo è ambientato nella Roma del boom economico, delle lotte femministe, della conquista dei diritti, del divorzio e della ridefinizione del ruolo della donna. Le protagoniste non sono attiviste in prima linea, ma vivono il cambiamento nel microcosmo familiare patriarcale. Tina, Gabriella e Maria sono tre donne diversissime. Tina: campana e benestante, non vuole più reprimere il proprio corpo; Gabriella: milanese razionale e inquieta, trova nella cultura e nei libri la propria strada verso la consapevolezza; Maria: romana, buona e fragile, sceglie il viaggio, la fuga e una forma di spiritualità per sganciarsi dalle catene invisibili che la soffocano. Tutte e tre hanno un comune denominatore: vogliono diventare padrone della propria vita.
Il patriarcato non sopravvive soltanto attraverso le leggi del passato, ma abita ancora la mentalità e le abitudini di molte persone, a volte anche in maniera inconsapevole, e soprattutto alberga anche nello sguardo che le donne rivolgono a loro stesse. “Le donne intelligenti sono pericolose” recita una frase del libro. Bortone incalza dicendo che ancora oggi molte dinamiche di subordinazione sono culturali prima che giuridiche. L’antidoto è l’autonomia: economica, emotiva e intellettuale.
Altro tema che emerge dal romanzo è il peso dell’ipocrisia borghese, di alcuni matrimoni tenuti in piedi solo per salvare le apparenze. L’amore raramente è il protagonista. Non c’è giudizio nelle parole di Serena Bortone, perché finché si sceglie di essere “una moglie trofeo” va bene, basta che sia una scelta consapevole. E poi precisa: tutto, però, comporta un prezzo da pagare e l’importante è esserne consapevoli. Lo stesso vale per la libertà affettiva e sessuale, la riscoperta del copro e delle passioni, la capacità di ascoltare se stessi senza farsi incatenare dal giudizio sociale.
Oggi, conclude Serena Bortone, il giudizio degli altri passa anche attraverso i social. Ci si innamora della propria immagine, come narciso, ma quell’immagine non è la persona che si è davvero. Si è schiavi del like a tutti i costi. Le sue dirimpettaie, al contrario, scelgono di essere autentiche, rischiando tutto e rompendo le catene ereditate dalle generazioni precedenti. Finalmente possono riscrivere il proprio futuro.
Ed è questa la vera rivoluzione. La libertà non arriva quando cambia il mondo, o almeno non solo. Arriva quando cambia il cuore di ognuno, nel proprio microcosmo, nel quotidiano. E magari si può trovare anche solo aprendo la porta di casa e attraversando un pianerottolo, consapevoli che la vita è lì ad offrire ogni possibilità.