
Viene quasi voglia di difenderlo, questo Matteo Renzi messo in attesa dal servizio clienti del burbanzoso campo largo. Specie dopo tutta la fatica che ci ha messo per diventare il portavoce ombra dell’opposizione, a volte riservando agli avversari il trattamento – e questa è la nota davvero stonata che non piace soprattutto ai sostenitori che lo hanno appoggiato per anni – che avevano riservato a lui. E vabbè. Sono tutti lì a maramaldeggiare, in quest’estate infernale che ricorda quella del 2003, non per motivi politici, macché, per il caldo.
Maramaldeggia Beppe Conte, leader del M5S: Renzi dentro o fuori?, gli chiede Repubblica: “Prima il programma, poi parleremo anche del resto”. Maramaldeggia persino Nicola Fratoianni, che insieme ad Angelo Bonelli forma la coppia dei Sussi & Biribissi della sinistra italiana: “È normale che le forze politiche che hanno una maggiore responsabilità, anche per una ragione matematica, si assumano l’onere di fare un passo avanti”, ha detto riferendosi alla ormai famigerata foto postprandiale di qualche giorno fa, quella in cui Renzi non c’era. Maramaldeggia pure Bonelli, per il quale l’area riformista non ha ancora trovato una sua organizzazione, una sua “sintesi”, quindi non è che il blocco unico del campo largo può mettersi a fare il lavoro sporco per gli altri. Il che è pure vero, basti vedere queste uscite alla spicciolata di chi non vuole più stare nel Pd ma non ha un progetto definito; viene però da chiedersi quale sia la sintesi di Pd, M5S e Avs, visto che basta una patrimoniale o il sostegno a Kiev per sottolineare le divergenze dentro CL (nel senso di campo largo).
L’ex rottamatore, comunque, è uomo di mondo, conosce il canone, sa cosa aspettarsi quando si è al 2 per cento e non si riesce a recuperare quei consensi che forse mai torneranno. Finora l’ha presa bene, o quantomeno l’ha dissimulata bene. Nei giorni scorsi però s’è rivisto qualche accenno del vecchio Renzi, quello dalla risposta caustica, dopo mesi in cui non aveva neanche raccolto una polemica di Conte: “Non ho problemi: se vogliono parlare del passato, Conte può spiegare chi ha portato Salvini al ministero dell’Interno, se vogliamo giocare a chi è più di sinistra, ma guarderei più al futuro. Io devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni”, ha detto Renzi.
Io devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni
Sarà che l’ex presidente del Consiglio, per due volte segretario del Pd, ha intravisto il pericolo: la costruzione, dall’alto, per sostituirlo o quantomeno per indebolirlo ulteriormente, del personaggio Alessandro Onorato, assessore romano che piace a Goffredo Bettini e alla sinistra gruberista, il cui livello di aria fritta è sancito dall’auto definizione che ha dato di sé e del suo PCI (Progetto Civico Italia): “Siamo di buon senso”. Ma tutti dicono di essere di buon senso. Matteo Salvini, sulla presunta ragionevolezza del “buon senso” ci ha costruito anni di campagna elettorale. C’è da scommetterci: Onorato avrà successo e finirà dove vuole essere, in Parlamento.
Il problema di Renzi è che quella porzione del campo largo, alla quale in realtà potremmo aggiungere anche Elly Schlein, è in preda alla trappola dell’identità, che pure cozza con la pretesa inclusività della sinistra. La vittoria al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere ha prodotto pittoresche proiezioni politico-psicologiche sul 2027; il Sì è diventato una profezia che deve autoavverarsi. Da qualche parte nel cervello politico del campo largo c’è la certezza di essere già autosufficiente, già maggioranza, sicché chissenefrega di Renzi e dei Renziani Superstiti (quelli rimasti nel Pd). In più c’è un problema di compatibilità, persino pre-politica, con Renzi. Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, ex vicepresidente del M5S, dice che Renzi è come Loki della saga degli Avengers, il tradimento politico è più forte di lui.
Non sembra essere quello il problema, viste le numerose piroette di Conte, che è passato da governare con la Lega a governare con il Pd senza soluzione di continuità. Semmai il problema è che l’elettorato del M5S Renzi non lo può vedere, così come la maggioranza che ha votato per Schlein. Sono tre anni d’altronde che l’attuale segreteria sta cercando di derenzizzare il Pd, con l’obiettivo di ottenere un sontuoso risultato: vincere le primarie del sinistra-centro e (magari) perdere le elezioni politiche.