Stabilicum, asse FdI-Lega: Salvini apre al compromesso Gli azzurri frenano sulle preferenze

Roma, 25 luglio 2026 – Gli italiani vogliono le preferenze e la premier Giorgia Meloni anche. Ragion per cui, dopo alcuni tentennamenti iniziali, la maggioranza sembra orientata a convenire il Senato sull’emendato riproposto dai centristi di Neo Moderati per introdurre le preferenze nel nuovo sistema proporzionale con vincolo e premio si coalizione e indicazione della premiership voluto dall’esecutivo.

Anche se si sta già dimostrando la strada paradossalmente più impervia in vista delle prossime elezioni 2027, a causa dell’incombere o meno dell’alleanza con Roberto Vannacci che da un lato polarizza ancor più il voto di centrosinistra e dall’altro crea problemi di incompatibilità con la componente liberale rappresentata da Forza Italia finora centrale nella coalizione.

A quanto dicono le voci di corridoio di Palazzo Madama, la prossima settimana dovrebbero svolgersi rapidamente, anche per via telematica, le audizioni da parte della Commissione affari costituzionali. Poi il presidente del Senato Ignazio La Russa sarebbe dell’avviso di perorare il fatto che la scadenza per la presentazione degli emendamenti in Commissione venga posta già prima della fase estiva. E a quel punto, come spiegano i plenipotenziari di maggioranza intenti a cercare la quadra, “si giocherebbe a carte soperte”.

Non è un mistero che dopo l’impasse del voto segreto dell’aula di Montecitorio contro l’introduzione delle preferenze – deprecate non solo dai partner di minoranza del centrodestra Lega e FI, ma anche dalla componente di genere femminile che reputa tutta in salita la battaglia contro il voto dei potentati e le clientele maschili – nel centrodestra siano partiti gli appelli intesi a trovare un compromesso a palazzo Madama. A cominciare da vicepremier leghista Matteo Salvini, che coi suoi senatori si è subito mostrato disponibile a convenire su un nuovo emendamento, capace magari di far valere anche la questione della parità di genere trascurata dalla Camera. Sondaggi alla mano, del resto, il 63% degli taliani si direbbe favorevole alle preferenze. In più, fanno notare dagli uffici senatoriali del Carroccio, l’introduzione delle preferenze potrebbe risultare indispensabile per evitare una bocciature dalla riforma da parte della Coste costituzionale, dato che il combinato disposto tra premio di maggioranza e liste bloccate non lascerebbe ai cittadini nessuna facoltà di scelta degli eletti.

Antonio Tajani al teatro Filarmonico di Verona, per la conferenza delle direttrici e direttori degli istituti italiani di cultura, Verona, 23 luglio 26. ANSA/GIORGIO MARCHIORI

Forza Italia continua però a mordere il freno. Nonostante sarebbe stata raggiunta un quadra nella maggioranza che garantisce alla Lega le pre-intese sull’autonomia differenziata, a Forza Italia il ritiro dell’emendamento al decreto giustizia sulla intercettazioni a strascico e al partito dell premier le preferenze, gli azzurri continuano a mordere il freno. A cominciare dal leader e vicepremier Antonio Tajani. Pronto a ribadire che “andava bene la legge così come era stata approvata alla Camera” e che le proposte di modifica saranno esaminate dai gruppi “senza pregiudizi ma senza costrizioni”.

Al Senato, peraltro, il gruppo forzista è diviso esattamente a metà tra fautori unitari del leader e quelli autonomisti della figlia del fondatore Marina Berlusconi, imputata da Meloni di aver già ordito il siluramento delle preferenze alla Camera (“Me lo ricorderò”, avrebbe mandato a dire) e rappresentata dalla capogruppo da Stefania Craxi. Prima dello showodown saranno però le ferie d’agosto a stemperare o surriscaldare gli animi a suon del solito tam tam di messaggi cifrati di sotto gli ombrelloni.