Iran, l’ennesimo ultimatum di Trump: “Accordo o attacchiamo”. Ma Teheran nega i colloqui

Roma, 3 agosto 2026 – Ad appena 24 ore dagli ultimi messaggi, il ‘pendolo Trump’ oscilla e da salvatore del mondo torna in modalità minacciosa. “Mi hanno chiesto per favore di non colpirli, è l’ultima chance”, ha scandito il presidente degli Stati Uniti, prima di sferrare l’ennesimo affondo: “Il blocco navale a Hormuz proseguirà fino all’intesa o alla resa totale del regime”.

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A indispettire il numero uno della Casa Bianca c’è il fatto che gli incontri sull’Iran che aveva annunciato non avranno luogo. Lo ha detto Teheran, con il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, che ha dichiarato: “Per evitare qualsiasi equivoco, è importante chiarire su cosa vertono gli attuali negoziati e con chi si svolgono. Al momento non stiamo negoziando con gli Stati Uniti. I nostri negoziati con l’Oman sono incentrati sul raggiungimento di un’intesa che garantisca il passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz”. Baghaei ha anche fornito un chiaro avvertimento ai Paesi della regione, spiegando che “gli americani sono responsabili dei conflitti e non dovrebbero aspettarsi che il fuoco che hanno appiccato non si estenda ad altre aree”. A spingere Washington a congelare temporaneamente i raid – spiegano fonti diplomatiche – era stata una telefonata del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, preoccupato che l’escalation travolgesse le infrastrutture del Golfo.

A confermare il fatto che non sono previsti nuovi negoziati con la Repubblica Islamica sono stati due funzionari americani che hanno parlato con l’emittente Cbs. A Trump non è rimasto altro che affidare le sue dichiarazioni al social Truth. “La leadership iraniana è incredibilmente ipocrita! – ha esordito –. Chiedono un incontro, alcuni direbbero che implorano, i colloqui iniziano, con altri già programmati per il prossimo futuro, eppure dichiarano apertamente e con orgoglio di non stare discutendo di nulla, sostenendo di avere a che fare solo con l’Oman”. Il presidente ha poi rivendicato che lo stretto è sotto la morsa della marina americana e di quello che ha ribattezzato il “muro d’acciaio degli Stati Uniti”, avvertendo che l’Iran “non avrà mai un’arma nucleare”.

TOPSHOT – This aerial photograph shows Muslim devotees gathering between the shrines of Imam Hussein and Imam Abu Al-Fadl Al-Abbas in Iraq’s central holy city of Karbala on August 2, 2026, during the Arbaeen pilgrimage, which commemorates 40 days of mourning after the martyrdom in the Battle of Karbala in 680 CE of Imam Hussein, the grandson of the Prophet Muhammad. The Arbaeen marks one of the most significant events in the Shia Muslim calendar, during which pilgrims, many from Iran, flock to Iraq to visit the holy shrines. (Photo by Karar Jabbar / AFP)

Si torna al punto di partenza con il solito rimpallo di accuse e le varie fughe di notizie. Una particolarmente interessante, arriva dalla stampa araba. Secondo il quotidiano libanese Al Mayadeen, gli Stati Uniti sarebbero pronti a un compromesso sul controllo iraniano della rotta sud di Hormuz. L’Iran, però, ha respinto la proposta e continua a rifiutarsi di aprire completamente lo stretto fino a quando la guerra non sarà finita. La Repubblica Islamica, insomma, punta i piedi e si rimane in stallo totale, con i Pasdaran che fanno capire di non aver paura delle minacce presidenziali. Mohammad Karami, comandante delle forze di terra del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), su X ha scritto che i combattenti sono “pronti a reagire a qualsiasi errore di valutazione da parte di nemici extraregionali o gruppi terroristici”. L’alta tensione si allarga così anche al Golfo di Aden, dove sei superpetroliere battenti bandiera saudita dirette verso lo Stretto di Bab el-Mandeb negli ultimi giorni hanno cambiato rotta, in seguito alle minacce degli Houthi.