Milano, 22 settembre 2026 – Se n’è andato Sandro Mazzola, che illuminò San Siro. Poi diventato Meazza. Dal nome del fuoriclasse che aveva cresciuto “Sandrino”. Come nonno Giuseppe, scomparso nel 1979, ha raccontato a Federico Jaselli Meazza, il nipote, interistissimo.
Lo ha conosciuto anche lei, Sandro Mazzola.
“Ho avuto questo privilegio. Mi disse di quando entrò nel settore giovanile, nel ’54, inizialmente mandato a farsi le ossa da Giovanni Ferrari, che di mio nonno era stato compagno di squadra. Tornò nel vivaio nerazzurro a 15 anni e mio nonno era il responsabile. Per loro era un’emozione incredibile. Sandro mi disse che, il giorno in cui fece una partitella con i ragazzi, aver potuto giocare con il grande Meazza non lo fece dormire la notte”.
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Si può dire che, crescendo, ne è stato un degno erede.
“Degnissimo. Ha sempre giocato nell’Inter. Una persona perbene, che ha incarnato i valori del club in maniera totale. Quando ho cominciato ad appassionarmi al calcio lui aveva già smesso, ma l’ho apprezzato subito vedendolo nei filmati d’epoca. Di persona si è dimostrato proprio come sembrava”.
Cosa condividevano, suo nonno e Mazzola?
“Si volevano molto bene. E sono stati interisti oltre la carriera da calciatore, mio nonno come allenatore e Sandro da dirigente. Moratti mi disse che nonno Peppino era la classica persona presente nel momento del bisogno, quello che chiamavi quando c’erano delle difficoltà e serviva chi desse una mano. Entrambi amavano l’Inter”.
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Lei vive da tempo in Spagna. Cosa rappresenta il nome Mazzola all’estero?
“Le racconto un aneddoto recente. Un anziano signore nel mio palazzo ha saputo che sono dell’Inter. La prima cosa che mi ha detto è stata “Inter, Mazola“, che qui sbagliano a pronunciare. D’altronde parliamo di un calciatore che ha fatto doppietta al Real in una finale di Coppa dei Campioni…”.