El Niño può portare su Italia neve e gelo dalla Russia. Una risposta

Neve e gelo dalla Russia possono arrivare per effetto di El Niño? In questo articolo, abbiamo fatto un’ampia ricerca in letteratura scientifica.

 

El Niño, freddo e neve in Italia: il ruolo delle teleconnessioni

Partiamo da un equivoco che circola da anni, ostinato: El Niño non influenza direttamente il tempo in Europa in modo forte e lineare, a differenza di quanto accade nei Tropici o nelle Americhe. Il suo raggio d’azione, dalle nostre parti, passa da tutt’altra strada: agisce attraverso le teleconnessioni atmosferiche, catene di causa ed effetto che possono modificare la circolazione su larga scala, la posizione del Jet Stream nord-atlantico, la fase della North Atlantic Oscillation (NAO) e dell’Arctic Oscillation (AO), e infine lo stato del Vortice Polare stratosferico. Roba che sembra lontanissima da noi, e diciamolo, ogni inverno c’è da diventar matti nel capirci qualcosa. Eppure questi cambiamenti possono creare setup favorevoli a fasi fredde temporanee, specialmente nella tarda stagione invernale, con possibilità di aria gelida sulla Russia europea e richiami verso il Mediterraneo.

 

I processi principali di teleconnessione

El Niño, ossia il riscaldamento anomalo delle acque equatoriali del Pacifico, altera la convezione tropicale e la cella di Walker. Da lì parte tutto il resto. Questo genera Onde di Rossby – grandi ondulazioni della corrente a getto, per intenderci – che si propagano verso le medie latitudini, modificando la posizione e l’intensità della bassa delle Aleutine e, a valle, il pattern sul Nord Atlantico. (la stessa Onda di Rossby che ci offre questo maledetto caldo estivo). Si accende un segnale che si sfilaccia man mano che si allontana dalla sorgente che non svanisce del tutto. Ne abbiamo parlato di recente ragionando su quanto sarà intenso il fenomeno tra autunno e inverno.

In media, specialmente in tardo inverno (gennaiofebbraio/marzo), un El Niño tende a favorire una NAO negativa: pressioni più alte alle alte latitudini e più basse alle medie, Jet Stream spostato verso sud, maggiore probabilità di blocco e di flussi meridiani. Questo può mantenere o far fluire aria fredda continentale sulla Russia europea e sull’Europa nord-orientale, mentre sul Mediterraneo si favoriscono condizioni più umide o cicloniche.

Un percorso particolarmente rilevante è quello stratosferico. El Niño può favorire un aumento dell’attività ondulatoria verso l’alto, indebolendo il Vortice Polare stratosferico e aumentando la probabilità di Sudden Stratospheric Warmings (SSW). Dopo un SSW (lo Stratwarming, per intenderci) il segnale può propagarsi verso il basso, rafforzando una NAO/AO negativa per settimane e permettendo intrusioni di aria artica o continentale verso le medie latitudini. Non è un effetto automatico o sempre presente, sia chiaro: dipende dalla forza dell’evento, dalla fase della QBO e da altre variabili, ma in inverni con El Niño forte la probabilità di tali setup cresce. Chi ha seguito le ultime stagioni ricorderà quante volte lo Stratwarming ha scosso il Vortice Polare senza che poi il freddo trovasse la porta giusta per arrivare fin qui.

In questo contesto, un ciclone mediterraneo – una bassa pressione sul Mediterraneo centrale od orientale – può richiamare in modo efficace masse d’aria fredda dalla Russia europea o dalla Scandinavia. L’aria gelida scende verso sud-ovest, interagisce con il mare ancora caldo e genera nevicate diffuse, spesso con effetti orografici sugli Appennini e fenomeni di tipo Adriatic snow effect o Tyrrhenian snow effect, ossia convezione forzata dal contrasto termico fra aria e mare.

 

Amplificazione artica e il paradosso del freddo in un mondo che si scalda

L’amplificazione artica (Arctic Amplification, AA) è il fenomeno per cui l’Artico si riscalda da 2 a 4 volte più velocemente della media globale, principalmente a causa del feedback ghiaccio-albedo, quel circolo vizioso per cui la perdita di ghiaccio marino aumenta l’assorbimento di calore e questo, a sua volta, accelera la fusione. Più altri processi di retroazione che vanno nella stessa direzione.

Diversi scienziati hanno proposto e documentato collegamenti tra AA e maggiore probabilità o persistenza di eventi freddi estremi alle medie latitudini, nonostante il Riscaldamento Globale. Jennifer Francis, del Woodwell Climate Research Center, e collaboratori hanno sottolineato che il ridotto gradiente termico fra polo e medie latitudini indebolisce il Jet Stream polare e lo rende più ondulato e lento. Le onde più ampie e stazionarie favoriscono pattern di blocco persistenti, che permettono a bolle di aria fredda di scendere più a sud e di rimanere più a lungo.

Sulla stessa linea, Judah Cohen (Atmospheric and Environmental Research / MIT) e colleghi hanno evidenziato il pattern Warm Arctic – Cold Continents: la riduzione del ghiaccio marino artico e l’aumento della copertura nevosa autunnale sulla Siberia possono rafforzare onde planetarie che disturbano il Vortice Polare stratosferico, favorendo successive intrusioni fredde su Eurasia e Nord America. Lavori recenti – Cohen, Francis e Pfeiffer, 2024 – mostrano una relazione quasi lineare tra anomalie calde artiche e maggiore severità del tempo invernale sulle regioni continentali nord-orientali: Europa nord-orientale, Scandinavia, Asia nord-orientale.

Altri ricercatori, da Overland a Vihma, oltre ai gruppi coinvolti in review e progetti come PAMIP, hanno discusso i pathway dinamici: Jet Stream, storm tracks, blocco alle alte latitudini, interazione fra stratosfera e troposfera. E qui va detto, per onestà, che esiste un dibattito scientifico reale.

Alcuni studi e modelli matematici indicano che, nel complesso, gli estremi freddi stanno diminuendo in intensità e frequenza a causa del riscaldamento di fondo, mentre altri evidenziano che regionalmente e in certi periodi – soprattutto tra metà e fine inverno – la dinamica legata all’AA può mantenere o localmente aumentare la probabilità di ondate severe. Su questo abbiamo già ragionato analizzando come l’amplificazione artica entri in gioco nel cuore della stagione fredda.

In un mondo che continua a riscaldarsi, l’Amplificazione Artica può quindi fungere da artefice di eventi freddi estremi temporanei. Insomma, è una sorta di ruota di scorta per avere ondate di gelo imponenti. Perché trascurare quello che la scienza scopre e studia ogni giorno, poi sappiamo benissimo che le ondate di freddo, di gelo, le nevicate a quote basse ed in pianura, in Italia si sono diradate in maniera assurda. E’ innegabile, come lo è che la causa sia anche il Riscaldamento Globale.

L’aria fredda, anche se meno gelida che in passato, può essere incanalata più efficacemente e in modo più persistente verso le medie latitudini quando i pattern di blocco e le interruzioni del Vortice Polare sono favoriti, insomma, quanto agisce una giusta sinottica atmosferica, quella che in Italia manca da tempo, perché il freddo, e lo abbiamo visto lo scorso Inverno, può esserci ancora, e lo dimostra il gelo estremo che si è avuto sino alla Scandinava, la Germania con il ghiaccio che si è formato sul mare.. Non si tratta di un ritorno a inverni come quelli pre-industriali, sia chiaro. Si tratta di una maggiore probabilità di sorprese fredde intense e localizzate all’interno di una tendenza di fondo più mite. Il che, dal punto di vista di chi deve fare previsione, complica parecchio la vita: basta osservare che cosa cambia davvero quando il Vortice Polare molla la presa.

 

Il Mediterraneo caldo come bomba a orologeria

Il Mediterraneo, che continua a riscaldarsi più rapidamente di molti altri bacini, accumula enormi quantità di calore e umidità. Quando arriva una massa d’aria fredda, anche non estrema come quelle del 1985 o del 1986, il contrasto termico diventa esplosivo. Maggiore evaporazione e maggiore contenuto di umidità significano precipitazioni più intense. La convezione forzata, il cosiddetto effetto lake-effect sull’Adriatico o sul Tirreno, genera bande di neve fitta e persistente, anche a quote basse. E i cicloni mediterranei, più energetici, richiamano e organizzano il flusso freddo con un’efficienza che vent’anni fa si vedeva più di rado.

Studi su eventi freddi e nevosi in Italia mostrano che, nonostante temperature medie più alte, le nevicate associate a queste dinamiche possono risultare molto abbondanti, a volte superiori a quelle di episodi storici più gelidi come il 1985, il 1986 o il 2012, proprio perché l’aria fredda intercetta un mare più caldo e ricco di umidità.

Il Mediterraneo caldo non crea il freddo, amplifica drasticamente gli effetti, ricevendo quella miccia che lo fa accendere.

 

Quanto pesa davvero il segnale del Pacifico

El Niño partecipa al Riscaldamento Globale contribuendo a temperature medie più elevate, ma attraverso le teleconnessioni, soprattutto per via della NAO negativa e del pathway stratosferico, può favorire fasi in cui l’aria fredda della Russia europea viene richiamata verso il Mediterraneo dai cicloni, producendo ondate di freddo e nevicate diffuse in Italia.

L’amplificazione artica, studiata da Francis, Cohen e molti altri, fornisce un meccanismo di lungo termine che, in un clima che si scalda, può rendere più probabili o più persistenti questi setup dinamici estremi. Il Mediterraneo caldo agisce da amplificatore, trasformando anche intrusioni non eccezionalmente gelide in eventi nevosi potenzialmente più copiosi di quelli del passato.

Attenzione, però: questi non sono scenari certi per ogni inverno con El Niño. La variabilità interna è grande e altri fattori – QBO, stato iniziale del vortice polare, anomalie oceaniche atlantiche e altro ancora – giocano un ruolo decisivo. Tuttavia i processi descritti illustrano come, in un Mondo che si riscalda, eventi di freddo estremo e neve intensa possano ancora verificarsi, e in certi casi risultare particolarmente impattanti, proprio grazie alle teleconnessioni e all’amplificazione artica. Chi volesse approfondire il quadro trova materiale utile sia in che cosa dice la scienza sugli effetti in Italia, sia nell’analisi su come il ritorno del fenomeno possa cambiare il prossimo inverno europeo.

 

Recentemente, nell’inverno australe, un’ondata di gelo e neve ha interessato la Nuova Zelanda con un evento di rilevanza storica. Nel Lesotho, un’enclave del Sudafrica interamente al di sopra dei 1400 metri di quota, con cime oltre i 3000 metri, si sono avute nevicate eccezionale. Lo scorso inverno, una nevicata record si abbattè in Alaska una nevicata con accumuli superiori a due metri e mezzo di neve in aree urbane come Juneau e Anchorage, provocando il crollo di tetti, danni strutturali e gravi emergenze nei trasporti e nei rifornimenti locali.

 

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