Nel 2026, il 23 maggio, Andrea Pazienza avrebbe compiuto settant’anni. Invece la sua vita si interruppe bruscamente il 16 giugno 1988, nella casa di Montepulciano dove abitava, quando di anni ne aveva appena trentadue. Marina Comandini, che per tre anni è stata compagna di Pazienza e per poco più di due anche sua moglie (il matrimonio fu celebrato il 7 giugno 1986 sempre a Montepulciano, nel Tempio di San Biagio), ripercorre quel periodo e il legame profondo tra Andrea e Montepulciano, che fu scenario della sua inesauribile espressività.
A Montepulciano l’artista – nato a San Benedetto del Tronto e cresciuto a San Severo, in Puglia – si era trasferito nel 1984, accolto dagli amici degli Editori del Grifo che gli avevano offerto la possibilità di lasciare Bologna. “Andrea era legatissimo a quella città – racconta Comandini – ma, nell’ultimo periodo, aveva cominciato a percepire un senso di rifiuto che lo spinse ad allontanarsi. In particolare fu Mauro Paganelli, contitolare della casa editrice, ad aiutarlo a superare l’isolamento iniziale e le difficoltà del trasferimento. Quando lo conobbi, stava bene”.
Quest’anno Andrea avrebbe compiuto settant’anni, riesce a immaginarlo come uomo maturo, anziano? “Non riesco a immaginarlo settantenne. Non me lo sarei aspettata neanche quando stavamo insieme che avrebbe raggiunto un’età simile, perché Andrea bruciava la vita a una velocità inumana. Aveva una marcia in più, una densità e un’intensità nella sua quotidianità che rendevano impossibile proiettarlo nel futuro come uomo anziano. Sicuramente quella carica sarebbe rimasta costante nella sua vita, non penso proprio che Andrea avrebbe mai rallentato il suo passo. Lui stesso, del resto, aveva un rapporto difficile con l’idea della vecchiaia: già verso i trent’ anni cominciava ad andare in crisi perché sentiva di non essere più un ragazzo. In un certo senso – riflette Comandini – non mi interessa nemmeno immaginarlo vecchio: Andrea è morto a 32 anni ed è rimasto giovane per sempre, proprio come voleva lui. Io rispetto questo suo modo di vedersi e non sento il bisogno di forzare questa immagine”.
Dopo la scomparsa di Andrea, Marina Comandini ha continuato ad abitare a Montepulciano, nella casa di San Bartolomeo, per ben sette anni, circondata di amici; ora vive, da sola, in una casa affacciata sulla Val d’Orcia, ancora più a stretto contatto con la natura, ma conducendo una vita attivissima, fatta di continui spostamenti, per la sua attività artistica (è sempre stata fumettista, disegnatrice e pittrice oltre che essere punto di riferimento per ogni progetto – mostre, film, pubblicazioni – che riguardi Andrea), alternati a momenti di pace in campagna. La sua vita è ricca di passioni e presenta “molte anime“; esprime la sua creatività ovunque, dalla cucina al giardino, dai disegni alle sculture, il che suggerisce una quotidianità piena.
Sono in molti a ritenere che la pace e la serenità trovate con Marina abbiano coinciso con la fase più matura e completa dell’intera produzione artistica di Andrea Pazienza; Montepulciano e la sua comunità hanno dunque avuto un ruolo nella vita dell’artista. Ritiene – chiediamo a Marina – che Montepulciano abbia fatto abbastanza per fare sua l’eredità artistica e culturale di questo personaggio? “A Montepulciano Andrea ha vissuto in diverse case, in via di Collazzi, a “Mano Nera“, dove avevamo come vicini il poeta Moreno Miorelli e il fumettista Stefano Tamburini, fino a San Bartolomeo; opere fondamentali, come l’ultima parte di Pompeo, stimolata delle poesie dei russi lette da Carmelo Bene in un doppio disco e ascoltate da Miorelli, sono nate proprio in questo contesto”. Quella colonna sonora di versi di Majakovskij, Pasternak, Esenin e Blok finì per permeare (e entrare) nelle tavole finali dell’opera, segnando uno dei vertici più alti del fumetto mondiale.
“Poi, però – riprende Marina – Montepulciano non ha fatto molto per Andrea; nel 2008 fu realizzata una grande mostra antologica, Pazienza Poliziano ma l’iniziativa fu dell’associazione giovanile “Mattatoio 5“”. Riguardo alla recente proposta di intitolare uno spazio cittadino ad Andrea, l’affaccio panoramico da San Francesco, Marina osserva che sono passati quasi quarant’anni dalla sua morte: “Un compromesso finale, meglio di niente, ma appare un gesto modesto rispetto alla caratura dell’artista”. Andrea Pazienza resta così, nell’immaginario collettivo e nei ricordi di chi lo ha amato tra le mura di Montepulciano, un artista “onnipotente” e un giovane eterno.