Duello Mentana-Vespa al Meeting: niente sconti alla politica

Rimini, 24 agosto 2026 – Due pesi massimi del giornalismo – Bruno Vespa ed Enrico Mentana – tra “difetti incorreggibili e colpi di genio“, per utilizzare il titolo dell’incontro organizzato al Meeting di Comunione e Liberazione, a Rimini. Vespa, conduttore di Porta a porta, e Mentana, giornalista e direttore del tg di La7 (moderati da Mattia Ferraresi, giornalista del Domani: li ha definiti “storici del presente”), hanno discusso di politica interna ed estera. Accolti da applausi e curiosità, le due star del giornalismo nostrano hanno filato d’amore e d’accordo, trovandosi spesso e volentieri sulla stessa lunghezza d’onda. Se tra i presenti qualcuno si aspettava novità sul fronte La7 (Mentana ha chiesto un cambio della linea editoriale) e sulla vicenda Ranucci, è rimasto a bocca asciutta.

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Il calcio d’inizio è stato sul tema longevità (di governo). Vespa, all’esordio al Meeting, ha raccontato di una cena londinese con un imprenditore, con quest’ultimo che gli ha confessato che “per la prima volta mi sento governato”. Il governo Meloni è destinato a diventare, il 31 agosto, l’esecutivo più longevo in Italia. “La stabilità – parola di Vespa – è una grande risorsa”. Meloni, aggiunto Mentana, “ha potuto godere di un disorientamento molto forte delle forze politiche di opposizione, questo fino alla discesa in campo di Vannacci”. Aperta parentesi: Mentana sabato, a Cortina, aveva demolito il partito-traino all’interno del campo largo. “Il Pd non ha un’idea di futuro: questo è il problema di fondo della sinistra”. Tornando al Meeting e riprendendo questo concetto: “Il centrosinistra non ha costruito una narrazione alternativa, e dovrà farlo in fretta e furia. Quando ci sarà vedremo se questa stabilità sarà messa alla prova”. Tema leadership: “Meloni ha avuto meriti, abbinati a demeriti altrui – ha aggiunto il volto di La7 –. Quando è stata all’opposizione non ha detto ’no’ a tutto. Ha appoggiato la resistenza ucraina all’aggressione russa, e per Fratelli d’Italia non era facile. Senza di lei, il partito non esisterebbe più. Manca una classe dirigente”. Fischieranno le orecchie a La Russa, Crosetto, Bignami e soci.

Per Vespa il centrosinistra dovrebbe avere come leader Schlein, perché “guida il Pd, il partito che ha più voti”. Qual è il ruolo della Chiesa in questa società, chiede Ferraresi? “La Chiesa è in una fase di rilancio – sostiene Vespa –. Sono stato molto legato a Giovanni Paolo II. Rimasi colpito dal carisma che aveva sulla gente, in particolare i giovani. Credo che si ritorni (applausi, ndr) a quei tempi con il fresco carisma di Papa Leone, in grado di gestire la Chiesa con uno straordinario equilibrio”. Più “problematico” il giudizio di Mentana, “perché la Chiesa, già dal pontificato di Francesco, non riesce ad intercettare l’ansia di pace che c’è nel mondo. Il parlare della pace non ha contribuito, neanche con gli invii del cardinale Zuppi a Kiev e Mosca, a ottenere risultati. Teniamo conto che è l’America a dare le carte sulla pace e sulle guerre. Prevost però può guidare la Chiesa in questa direzione di cambiamento”. Qual è, così si è chiuso il dibattito, la maggiore preoccupazione per i due giornalisti? Vespa: “Le poche nascite”. Mentana: “Il prevalere incontrollato della logica dei social”.