Roma, 24 agosto 2026 – La Corte Suprema americana ha autorizzato Donald Trump a limitare il voto per corrispondenza revocando l’ordinanza di un tribunale di grado inferiore che ne aveva bloccato l’ordine esecutivo in materia.
La Corte suprema ha concesso una prima vittoria all’amministrazione Trump nel tentativo di attuare un ordine esecutivo volto a limitare chi può ricevere schede elettorali per posta in vista delle elezioni di midterm del 2026. Al centro della controversia ci sono alcune disposizioni che puntano a creare una lista federale degli elettori idonei e a ordinare al servizio postale statunitense (Usps) di consegnare le schede elettorali soltanto agli elettori ritenuti idonei. I giudici, con una decisione 6-3, hanno accolto una richiesta d’emergenza presentata dall’amministrazione, bloccando la sentenza emessa a giugno da un giudice federale del Massachusetts che impediva l’attuazione di parti dell’ordine esecutivo in California e in altri 22 Stati che lo avevano contestato. La Corte ha accolto anche una richiesta analoga presentata dall’Alabama e da altri 11 Stati. Alcune parti dello stesso ordine esecutivo restano attualmente bloccate a livello nazionale a causa di una successiva sentenza dello stesso giudice, ma la decisione della Corte Suprema dovrebbe applicarsi anche a quel provvedimento.
Di conseguenza, almeno nel breve periodo, l’amministrazione potrebbe essere in grado di attuare l’ordine esecutivo. Trump ha più volte criticato il ricorso diffuso al voto per posta, inserendo le sue accuse, non suffragate da prove, di frodi nel sistema elettorale nel quadro delle sue più ampie contestazioni alle modalità di voto. Il presidente ha inoltre sollecitato il Congresso ad approvare il cosiddetto “SAVE America Act”, un provvedimento che introdurrebbe nuove restrizioni al voto a livello nazionale, tra cui la prova della cittadinanza per la registrazione elettorale e l’obbligo di presentare un documento di identità per votare. Finora, tuttavia, i suoi tentativi non hanno avuto successo.
La decisione della Corte Suprema è provvisoria e si concentra esclusivamente sull’argomentazione secondo cui la giudice distrettuale statunitense Indira Talwani avrebbe agito prematuramente impedendo l’attuazione delle disposizioni nei 23 Stati, prima che le agenzie federali avessero elaborato i piani necessari per applicare l’ordine esecutivo. La Corte ha precisato che la decisione non stabilisce che eventuali misure adottate dall’amministrazione per attuare l’ordine saranno necessariamente legittime. Rimane quindi aperta la possibilità di un nuovo intervento dei tribunali in una fase successiva, soprattutto in relazione alle eventuali restrizioni applicate alle elezioni di novembre 2026. I tre giudici liberal della Corte, a maggioranza conservatrice, hanno votato contro il provvedimento. La giudice Sonia Sotomayor ha sottolineato che la decisione non stabilisce se i tentativi del presidente di intervenire nella gestione delle elezioni da parte degli Stati siano legittimi, ma si limita a rinviare l’esame di tali questioni.