L’ex generale eroe del 7 ottobre: “Non sarò mai un alleato di Netanyahu. Finché resterà al potere gli israeliani non saranno al sicuro”

Roma, 14 ottobre 2026 – Ex vicecapo di Stato maggiore dell’esercito israeliano e leader dei Democratici, il partito di centrosinistra nato dalla fusione tra laburisti e Meretz, Yair Golan è tra i principali oppositori del premier Benjamin Netanyahu. Il 7 ottobre 2023 raggiunse le zone attaccate da Hamas per soccorrere i civili. Al Quotidiano Nazionale ha raccontato la sua idea di Israele, partendo da un punto fondamentale: il primo ministro deve lasciare la guida dal Paese.

Yair Golan, in cosa la sua visione di Israele è diversa da quella dell’attuale premier?

“La mia visione non potrebbe essere più lontana da quella di Netanyahu. Sotto la sua guida Israele è diventato un Paese meno liberale e democratico, isolato nel mondo. Finché resterà al potere, gli israeliani non saranno al sicuro. Noi Democratici vogliamo rafforzare lo Stato di diritto e riportare Israele tra le nazioni democratiche. I conflitti vanno risolti attraverso la diplomazia”.


Netanyahu deve lasciare la guida del Paese?

“L’uomo che guidava il Paese il 7 ottobre, e per tanti anni prima, non può continuare a governarci. È il messaggio che rivolgiamo agli elettori per il 27 ottobre”.

Da dove bisogna ripartire?

“Dai rapporti con le forze moderate e pragmatiche del Medio Oriente, per un’alleanza contro gli estremisti, primo fra tutti l’Iran. Sul piano interno servono servizi pubblici di qualità, pari opportunità e investimenti in sanità, istruzione e lavoro. Le priorità sono i cittadini, non pochi potenti”.

Governerebbe con i partiti dell’attuale maggioranza?

“Nessun partito dell’attuale governo, responsabile dei fallimenti che hanno portato alla catastrofe nazionale del 7 ottobre, potrà essere nostro alleato nel governo della ricostruzione e del risanamento”.

Per Gaza e i palestinesi esiste una soluzione politica?

“Il conflitto non può essere semplicemente gestito, tanto meno ignorato. Per mantenere Israele ebraico e democratico dobbiamo evitare l’annessione di milioni di palestinesi e arrivare alla separazione attraverso un accordo regionale complessivo. Vanno ricostruite le alleanze con Egitto, Giordania, Paesi degli Accordi di Abramo, Stati Uniti ed Europa. Sosteniamo il piano in 20 punti di Trump per Gaza: Hamas deve essere sostituito da una leadership palestinese alternativa. In Cisgiordania bisogna ripristinare la legalità, smantellare gli avamposti dei coloni e combattere ogni terrorismo, anche quello ebraico. Sono i primi passi”.

Come vanno ricucite le divisioni nella società israeliana?

“Molte fratture sono alimentate da forze politiche che vogliono conservare il potere. Dobbiamo mettere gli interessi del Paese davanti a quelli di parte”.

Sicurezza e soluzione politica per i palestinesi sono conciliabili?

“Non sono obiettivi contraddittori. La sicurezza di Israele nel lungo periodo richiede una soluzione politica che consenta la separazione dai palestinesi”.

Netanyahu è responsabile dell’isolamento internazionale?

“La posizione di Israele non è mai stata così debole. È un fallimento strategico. Viene da chiedersi se non sia deliberato: parlando di “super-Sparta”, Netanyahu forse vuole convincere gli israeliani che non abbiamo alleati né alternative. Questo nichilismo danneggia la nostra sicurezza e i rapporti con le democrazie”.

Sosterrebbe un’inchiesta sulle responsabilità del 7 ottobre?

“Una commissione statale d’inchiesta indipendente sarà tra i primi atti del nuovo governo. Gli israeliani meritano la verità e dobbiamo impedire che una simile catastrofe si ripeta. Sulle responsabilità lasciamo lavorare la commissione, anche se ho già le mie idee sulle colpe del premier”.

Il 7 ottobre 2023 lei soccorse i civili sotto attacco. Che cosa ricorda?

“In 38 anni nell’esercito ho guidato soldati in battaglia, visto morire e ferirsi commilitoni e sono stato ferito anch’io. Ma quel giorno ho visto cose che mi hanno scosso profondamente. Ho compreso le conseguenze della politica che ha permesso a Hamas di rafforzarsi, indebolendo i palestinesi moderati e cercando di comprare la calma con il denaro del Qatar. Una strategia fallita catastroficamente”.