Partire dalle persone. Servono meno regole per un’Europa potente

​​​​​​Roma, 20 ottobre 2026 – C’è un paradosso che l’Europa deve avere il coraggio di affrontare: spesso è fortissima sulle piccole cose e ancora troppo debole sui grandi temi. Entra nelle nostre case, nelle nostre automobili, nelle nostre abitudini con regole sempre più dettagliate. Ma quando dobbiamo difendere i confini, garantire energia a prezzi competitivi o sostenere le nostre industrie, scopriamo quanto sia ancora difficile agire come una grande potenza.

È da qui che dobbiamo partire. L’ho sostenuto davanti alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, agli Study Days del gruppo Ppe di Taormina della scorsa settimana. La mia posizione nasce da un principio radicato nella cultura popolare europea secondo cui la persona viene prima delle ideologie, delle procedure e della burocrazia. Abbiamo bisogno di più Europa, non di più regole. Più Europa dove nessuno Stato può essere forte da solo e più libertà dove il suo intervento non è necessario.

Pensiamo alla casa. Per milioni di cittadini è il risultato di una vita di lavoro, una sicurezza per la famiglia, un patrimonio da lasciare ai figli. Eppure, mentre facciamo fatica a costruire le abitazioni necessarie, siamo velocissimi nell’introdurre nuovi obblighi su quelle esistenti. Pensiamo all’industria. Dobbiamo ridurre le emissioni, ma non possiamo decarbonizzare l’Europa deindustrializzandola. Se rendiamo impossibile produrre qui per importare da altri continenti, trasferiamo altrove lavoro, tecnologia e spesso anche le emissioni.

Il Consiglio europeo ha dato un primo segnale chiedendo una risposta coordinata al rincaro dell’energia e una valutazione degli impatti dell’Ets2, il sistema che mette un prezzo alle emissioni di CO2 dei combustibili utilizzati soprattutto per trasporti e riscaldamento. Occorre ridurre la volatilità dei prezzi e proteggere famiglie e imprese. La transizione ambientale può avere successo soltanto se è sostenibile anche economicamente e socialmente.

È positivo anche l’impegno sugli aiuti ai settori industriali più esposti e sulla capacità delle raffinerie europee. Ma bisogna fare presto. Il costo dell’energia significa bollette, competitività e posti di lavoro. Più Europa significa proteggere le grandi arterie della nostra economia, garantendo la libertà di navigazione nel Mar Rosso e attraverso Suez. E significa più Europa sulla salute. Per chi affronta un tumore o una malattia rara, un farmaco innovativo è tempo di vita e speranza. Servono ricerca, capacità produttiva e procedure più rapide.

È questo il significato concreto della sussidiarietà. Più Europa sulla difesa, sull’energia, sulle frontiere, sulla ricerca, sulla salute e sulla politica industriale. Meno Europa quando una decisione può essere presa meglio dagli Stati, dai territori e dalle persone. L’Europa non deve essere una grande amministrazione di condominio. Deve diventare una grande potenza politica capace di proteggere i cittadini, creare ricchezza e competere nel mondo.

Nel 2029 i cittadini non ci chiederanno quante direttive abbiamo approvato. Vorranno sapere se il loro lavoro è più sicuro, se lo stipendio vale di più, se possono permettersi una casa e accedere alle cure migliori. Dietro ogni scelta europea ci sono persone che lavorano, crescono figli, assistono un genitore anziano, costruiscono un’impresa o affrontano una malattia. L’Europa è nata per dare loro più libertà, sicurezza e opportunità. Tornare alla persona significa ritrovare la ragione per cui l’abbiamo costruita e la direzione nella quale vogliamo condurla.

*Europarlamentare PPE e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia