Aggressioni in minicar a Roma, interrogati i due minorenni: “Persone colpite a caso, non c’era un piano”

Roma, 21 ottobre 2026 – Sono da poco passate le 14 quando il giovane accusato di essere alla guida della minicar che tra il 4 e il 5 ottobre ha seminato il panico nei quartieri di Monteverde e Testaccio, a Roma, esce dalla porta sul retro della Procura per i minorenni. Cappellino bianco calato sugli occhi e giacca allacciata fin sopra al naso, pochi passi e si infila nel taxi che lo aspetta là davanti. Da quella stessa porta defilata, poco prima, la testa nascosta da una giacca a vento, era entrato anche l’amico 16enne. È il suo turno di raccontare ai magistrati di quelli che in un primo momento avrebbero definito “scherzi”. Sei presunte aggressioni, quattro delle quali denunciate alle autorità, nel giro di 48 ore.

“Scherzi” senza schema

“Le persone scelte a caso senza nessuno schema dietro”, avrebbero sostanzialmente spiegato agli inquirenti. Nessuna giustificazione logica, quindi, né tantomeno un piano: quella sera si sarebbero visti per passare qualche ora insieme, come accadeva spesso. Quindi il primo episodio, un colpo sferrato a un passante sporgendosi dalla macchina in corsa. Poi il secondo. “Abbiamo continuato – avrebbero detto ancora – fino a che non abbiamo saputo che Iacopini era grave”.


La cena di Davide Iacopini con i colleghi

Davide Iacopini, volto di Suburra, stava rientrando a casa dopo una cena con dei colleghi quando è stato disarcionato dal monopattino, sbattendo contro una macchina in sosta. Secondo le ricostruzioni, in quell’occasione uno dei due ragazzi avrebbe perso una scarpa e la macchina si sarebbe a quel punto fermata. Per poi ripartire poco dopo, senza prestare soccorso. I giovani, avrebbero ribadito ieri, non si sarebbero infatti accorti delle gravi condizioni dell’attore, ancora ricoverato in terapia intensiva. “Chiediamo scusa, siamo pentiti, non credevamo di poter fare così male alle persone”, avrebbero detto.

Accuse pesanti per giovani “esplosivi”

Un’amicizia di lunga data, la loro: descritti nel quartiere come “inseparabili”, ma “esplosivi insieme” secondo il fratello. Ad unirli, ora, accuse pesanti. Soprattutto considerata la giovane età: lesioni, percosse e tentato omicidio. Dei quattro casi che vengono loro contestati dai magistrati coordinati dalla procuratrice Giovanna Lebboroni, ne avrebbero ammessi tre. Pedoni, ciclisti, persone in monopattino che quelle due sere di inizio ottobre hanno avuto la sfortuna di incrociare la traiettoria di quella smart, nera e opaca, che carabinieri e polizia locale hanno cercato per tutta Roma incrociando dati e immagini di centinaia di telecamere.

La cronologia degli eventi

Tutto era cominciato lo scorso 4 ottobre. “Abbiamo iniziato a girare dopo le 21, fino all’una di sera”, avevano raccontato al pm Ambrogio Cassiani, il primo ad averli sentiti prima di passare gli atti alla procura minorile. “Abbiamo urlato a un signore in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso, ma senza cadere”. Uno “scherzo”, così sarebbe stato considerato, andato avanti fino al 5 ottobre. Quando Iacopini viene colpito e resta a terra, privo di sensi. “Lo abbiamo scoperto dai giornali”, avrebbero detto ancora. E a quel punto, pentiti, avrebbero deciso di smettere.

Spetterà ora alla Procura per i minorenni decidere se chiedere eventuali provvedimenti restrittivi.