Milano – C’è una costante nella carriera di Lucia Morselli, manager modenese, classe 1959, laureata con lode in Matematica all’Università di Pisa e dottorati vari (Alta matematica alla Sapienza di Roma, Mba all’Università di Torino e master in PA alla European University di Milano): entrare quando un’azienda ha i conti in disordine, i rapporti industriali deteriorati o un futuro tutto da riscrivere, provare a cambiare l’assetto proprietario, trattare duramente con il fronte sindacale, fare accordi e cercare di salvare il salvabile. Prima che le carte finiscano sui tavoli dei giudici. E, a volte, finire al centro di vicende che mescolano politica e industria e, spesso, con interessenze internazionali.
Come nel caso in specie dell’ex Ilva ma anche in Pininfarina, ultima sua carica (presidente) di peso in quello che per decenni fu un brand vincente dell’automotive made in Italy finito in disgrazia e resuscitato dagli indiani di Mahindra che ora la delistano da Piazza Affari.
Per altro, il rapporto con i magnati indiani è una costante dell’attività di super manager e ristrutturatrice-tagliatrice visto che non solo la Morselli per cinque anni è stata la donna di fiducia dei Mittal come esponente di spicco delle attività in Italia e non è, da due anni, numero 1 del brand piemontese di proprietà indiana ma siede da tempo nel board di Dharamtar Harbour a Mumbai, un’infrastruttura portuale commerciale controllata dal gruppo Jindal, per altro rivale tra il 2016 e il 2017 della stessa ArcelorMittal proprio sull’Ilva.
Ma torniamo all’attualità di queste ore con la Procura di Taranto ha chiesto per lei gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024, quando era alla guida di ArcelorMittal Italia e poi di Acciaierie d’Italia: periodo nel quale le è stata attribuita la frase: “Qui (nella città pugliese, ndr) è 20 volte migliore di quella di Milano”.
Gli inizi in fabbrica: da Olivetti a Finmeccanica. Poi la joint venture con Franco Tatò
La storia professionale della cosiddetta “Lady di ferro”, avendo gestito anche la Acciai Speciali Terni, inizia in finanza: dal 1982 al 1985 lavora accanto al direttore finanziario di Olivetti, poi passa ad Accenture e a Finmeccanica, dove dal 1990 al 1995 è responsabile finanziaria della divisione aeronautica. Il nome che segna la sua traiettoria è quello di Franco Tatò, il manager soprannominato “Kaiser Franz” per lo stile rigoroso e le ristrutturazioni condotte ai vertici di Olivetti, Fininvest ed Enel e della tedesca Triumph-Adler (macchine per ufficio e computer) da cui il soprannome da duro.
Nel 2003 Morselli fonda con lui lo studio di consulenza Franco Tatò & Partner. La collaborazione la inserisce in una stagione in cui la finanza italiana attraversa privatizzazioni, scalate e grandi trasformazioni industriali. È un legame professionale significativo, ma da maneggiare con precisione. Il richiamo al mondo di Tatò non dimostra un coinvolgimento personale di Morselli nei dissesti di altre società né nei crack che hanno segnato quegli anni come nei casi Cit e Viaggio del Ventaglio (gruppo turistici quotati in borsa e finiti in tribunale e poi carte all’aria).
Da Telepiù a Murdoch, passando per Stefano Ricucci
La svolta arriva nel mondo dei media. Dal 1995 al 1998 la manager è ad del gruppo Telepiù; dal 1998 al 2003 ricopre incarichi ai vertici di News Corporation Europe e Stream, la piattaforma satellitare che anticipa la battaglia italiana della pay-tv e che proprio nel 2003 viene fusa con Telepiù con la nascita di quella che oggi conosciamo come Sky Italia.
Dopo il piccolo schermo, il curriculum si allarga a società e settori molto diversi. Nel 2004 è alla guida di Tecnosistemi; nel 2006 assume la presidenza e l’incarico di ad di Magiste International, il gruppo immobiliare riconducibile a Stefano Ricucci, protagonista delle scalate finanziarie della metà degli anni Duemila e in particolare nell’estate del 2005, quella che passa alla storia come la tentata conquista di banche e soprattutto Rcs da parte dell’odontecnico di San Cesareo, frazione di Zagarolo, periferia romana. Ma il rapporto tra i due regge solo 15 giorni.
Per altro nel corso della sua lunga carriera ha fatto parte dei cda di STMicroelectronics, Tim ed EssilorLuxottica (ottobre 2018-maggio 2021), e partecipa a organismi e iniziative del World Economic Forum sul cambiamento climatico. Ha ricoperto anche incarichi in Fondazione Snam, Sisal e nella Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. ù
Berco e Terni: la reputazione di “Lady di ferro”
La fama di manager chiamata a gestire le crisi si consolida nell’industria pesante. Nel 2013-2014 guida Berco, azienda del gruppo ThyssenKrupp specializzata in componenti per macchine movimento terra. Il piano industriale prevede inizialmente 611 esuberi; l’accordo finale ne contempla 438.
Nel 2014 passa ad Acciai Speciali Terni, dove resta amministratrice delegata fino al 2016. Anche qui la vertenza sindacale è aspra, tra scioperi e confronto sul piano industriale e sull’occupazione. Nel 2017 Morselli partecipa alla cordata guidata da Jindal e Cassa depositi e prestiti che contende l’Ilva ad ArcelorMittal.
Due anni dopo torna sulla stessa partita, ma dall’altra parte del tavolo: nell’ottobre 2019 viene nominata presidente e amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia. La manager che aveva contribuito alla proposta alternativa si trova così a guidare il gruppo che ha conquistato lo stabilimento di Taranto.
La sua gestione si conclude nel febbraio 2024, quando Acciaierie d’Italia entra in amministrazione straordinaria. Nel frattempo la disputa tra il gruppo franco-indiano e lo Stato italiano diventa una delle crisi industriali più complesse del Paese. Morselli lascia il vertice, ma non il dossier: le contestazioni sulla gestione precedente continuano a pesare sulla vicenda.
La parentela con il mondo del pandoro e del pallone
C’è infine un dettaglio biografico che porta lontano dagli altoforni e dalle sale dei consigli di amministrazione. Morselli è cugina di primo grado di Luca Campedelli, l’imprenditore veronese che ha guidato la Paluani, storica azienda dolciaria dichiarata fallita dal Tribunale di Verona nel maggio 2023 per un debito insostenibile di quasi 82 milioni (il rampo d’azienda è stato ceduto nel 2022 a Sperlari) e il Chievo Verona (escluso dai campionati professionistici nel 2021 e da poco ripartito dalle serie minori con l’ex bomber Pellissier quale uomo-faro).
Ed è stato questo incrocio tra business familiari e interessi industriali e sportivi che a lungo la Morselli rappresentava il cugino e il club del quartiere del città veneta negli uffici del calcio che conta e in Lega SerieA.
https://www.quotidiano.net/cronaca/ex-ilva-procura-chiede-i-d1538fa1
E siccome Lucia aveva un background televisivo ecco che le venne affidata la gestione della, ora possiamo dirlo, fallimentare esperienza di Gioco Calcio, la piattaforma pay-tv nata nell’estate del 2003 per fare concorrenza alla Sky di Murdoch e voluta dai club minori di A e B come, guarda caso, il Chievo Verona oltre al Brescia dell’indimenticato Gino Corioni, all’Empoli e al Perugia dei Gaucci che non avevano trovato un accordo economico con Murdoch sulla trasmissione dei diritti.
Un esperimento nato non sotto i migliori auspici che vide la sua fine l’anno successivo con la messa in liquidazione nonostante la fervente attività di promozione del progetto da parte di Enrico Preziosi, all’epoca patron del Como e poi del Genoa e di Antonio Matarrese, vice presidente vicario della Lega Calcio. Insomma, si può dire che la Morselli ha davvero attraversato gran parte della vita economica del paese: dalle durezze dell’acciaio alla frivolezza del gioco del pallone.