L’affondo di Meloni: “La sinistra riscopre gli Usa come alleati”

Roma, 4 novembre 2026 – “Non siamo soliti commentare le dinamiche di politica interna di altre nazioni. Gli americani hanno votato e il loro giudizio merita rispetto”. Giorgia Meloni, parlando al QN, legge così l’esito delle midterm americane. L’onda blu che si staglia sulla mappa degli Usa fotografa il tracollo dei repubblicani (e di Donald Trump) alle elezioni di medio termine. Per il tycoon è una mazzata dolorosa, seconda soltanto alla sconfitta del 2020 contro Biden, che gli negò il secondo mandato consecutivo alla Casa Bianca. La linea del governo, spiega la leader di Fratelli d’Italia al nostro giornale, non cambia di fronte alla debacle di The Donald: i rapporti restano invariati e si continua a lavorare come fatto finora. Perché le relazioni transatlantiche sono una cosa troppo seria (e delicata) per essere consegnata al tifo che si scatena ogni volta che si deve commentare un’elezione estera.

“Per i rapporti tra Italia e Stati Uniti – avverte Meloni – non cambia nulla: per noi gli Usa sono un alleato fondamentale indipendentemente da chi li governa o dalle maggioranze parlamentari. A differenza della sinistra, che ora riscoprirà, come per magia, che gli Stati Uniti sono un grande alleato”. “Se così sarà, tuttavia, non possiamo che esserne contenti”, la stoccata della premier ai leader del Campo largo che in queste ore celebrano la Caporetto repubblicana, leggendovi anche un avviso di sfratto per la presidente del Consiglio. È un mantra che l’inner circle di Meloni ripete da settimane, anzi da mesi, anche nelle fasi più calde dello scontro tra la premier e il presidente Usa, come dopo l’ultimo G7: il legame con Washington va oltre i rapporti personali tra questo o quel leader. E non si spezza, nonostante le intemerate (e gli insulti) del presidente Usa contro i leader del Vecchio Continente, Meloni compresa.

La linea di Via della Scrofa sul voto Usa è condensata nella nota informativa diramata dall’Ufficio studi di FdI, che QN ha potuto visionare. Fratelli d’Italia “non si lascia andare a tifoserie quando si tratta di elezioni in altri Stati. Riteniamo che anche questa sia una forma di ingerenza e, non volendo alcuna ingerenza straniera in Italia, a nostra volta coerentemente evitiamo di essere i primi a farlo”. Nel mirino finisce la sinistra, accusata di aver provato “pateticamente a mettere il cappello sull’ennesima vittoria non sua” e di aver interpretato il voto come una presunta sconfitta di Meloni, in una ricostruzione definita “palesemente inventata” e “veramente ridicola”. FdI ribadisce la necessità di seguire “sempre il faro dell’interesse nazionale italiano”, nell’ottica di una “collaborazione strategica” con Washington. E rivendica i consensi del partito: secondo i sondaggi citati nella nota, FdI è al 27,8%, sopra il risultato delle politiche del 2022, mentre il Pd resterebbe attorno al 20%. Se il conflitto iraniano e le sue ricadute economiche hanno penalizzato i governi occidentali, osserva il documento, l’esecutivo Meloni rappresenta “l’unica eccezione”. In buona sostanza, per dirla alla Vasco, noi siamo ancora qua. E chi ha voluto vedere nel voto Usa un trailer delle elezioni italiane dovrà ancora fare i conti con il consenso nel Paese.