Pavia, 5 nov embre 2026 – “Cancellare Chiara”. Un’aggressione “cieca, sproporzionata”, come riporta il verbale di interrogatorio dello scorso 6 maggio nel quale la Procura di Pavia sintetizza in 21 elementi d’accusa la monumentale indagine sul delitto della villetta di via Pascoli, a Garlasco, nel quale c’è una grande assente – l’arma del delitto, mai trovata – e dove spesso ci si dimentica della vittima: Chiara Poggi, sopraffatta da un “annientamento furioso”, fatto di ripetuti colpi al viso e alla testa, sferrati per “cancellare ogni traccia della persona”, a causa del rifiuto di un approccio sessuale da parte di quello che l’ufficio guidato da Fabio Napoleone considera l’unico colpevole.
L’imputato e la richiesta di rinvio a giudizio
L’imputato è Andrea Sempio, il 38enne nato a Vigevano su cui pesa ora la richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà, e dai futili motivi (il movente sessuale), depositata martedì dagli inquirenti. Un passaggio che aspetta ora la fissazione dell’udienza preliminare, assegnata al gup Luigi Riganti, sul cui tavolo confluirà la mole di atti prodotti a coronamento delle indagini dei carabinieri di Milano, e le controdeduzioni della difesa, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti.
Gli elementi dell’accusa
Nel castello accusatorio, le fondamenta dello stesso vanno cercate nella prova del Dna di Sempio sulle unghie della ragazza, e dell’ormai famosa traccia 33, evidenziata sulla scena del delitto.
Ben sei punti dell’accusa riguardano infatti l’impronta sulla parete impressa “dalla mano di Andrea Sempio”, e “non semplicemente di acqua (poichè la ninidrina non reagisce all’acqua)”, e “visibile prima che il Ris di Parma spruzzasse la stessa ninidrina (un reagente chimico ndr)”. Impronta che la difesa ritiene invece “non comparabile”, e “senza sangue”.
Ma l’elemento più forte in mano ai pm, in termini probatori, è quello relativo al profilo genetico estratto dalle unghie della vittima, “compatibile con il Dna” di Sempio, e messo in relazione all’azione di “difesa” della vittima. E se i consulenti del 38enne sottolineano le “criticità” sollevate dalla perizia (e sotto l’aspetto medico legale contestano le lesioni da difesa), per carabinieri e pm, invece, “il Dna di Sempio è l’unico compatibile con quello rinvenuto sulle unghie della vittima”.
La ricostruzione dei fatti
Nel capitolo relativo alla “ricostruzione dei fatti”, i pm partono dalla convinzione che Sempio abbia mentito su vari aspetti; lo scontrino del parcheggio viene liquidato come “un alibi inattendibile”, e “sospetta” appare la preoccupazione durante il processo di Appello-bis ad Alberto Stasi (poi condannato in via definitiva) proprio “per la questione del Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara”.