“Petrolmafie”, 71 misure cautelari per traffico di prodotti petroliferi e oli lubrificati dall’Est Europa

Operazione coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Procure di Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli e Roma. Coinvolti imprenditori e organizzazioni collegate a ‘ndrangheta e camorra. Sequestrati beni per circa un miliardo di euro

È stata chiamata “Petrolmafie Spa” la maxi operazione scattata l’8 aprile e che sotto il coordinamento di quattro Procure antimafia e della Direzione nazionale, ha portato a 71 misure cautelari, di cui 56 ordinanze di custodia cautelare, e al sequestro di beni per circa un miliardo di euro. Le procure coinvolte sono quelle di Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli e Roma. Mentre in azione sono entrati i finanzieri dei Comandi provinciali di Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria, con il supporto dei finanzieri dello Scico e dei Carabinieri del Ros.

Dall’incrocio delle indagini è emerso un coinvolgimento strutturato di organizzazioni criminali affiliate alla ’ndrangheta e alla camorra. Tra i reati contestati associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi. Dall’indagine congiunta è emersa la “gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse, nel business dell’illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome”.

Dall’indagine congiunta è emersa la ‘gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse, nel business dell’illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome’

Petrolmafie Spa: come funzionava il sistema di frode

Il sistema di frode messo in piedi dai clan criminali prevedeva l’importazione, soprattutto da Paesi dell’Europa orientale, di prodotti petroliferi artefatti e oli lubrificanti. Una volta arrivati in Italia, i prodotti venivano poi messi in commercio come gasolio per autotrazione. Si tratta di una categoria merceologica di maggior valore, soggetta a un’accisa superiore, il che consentiva al consorzio criminale di ottenere guadagni più elevati.

Come spiega l’agenzi Ansa, tra i beni sequestrati nel corso dell’operazione ci sono anche impianti della società petrolifera Max Petroli – ora Made Petrol Italia Srl – della famiglia Bettozzi. Nel corso dell’operazione è stata anche arrestata Anna Bettozzi, vedova del petroliere Sergio Di Cesare. Quest’ultima, secondo l’accusa, sarebbe stata amministratrice di fatto anche della nuova società.

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