Il decreto Covid conferma il coprifuoco fino alle ore 22, si accende il dibattito all’interno del governo. I vari partiti hanno posizioni diverse su questo dossier, il Centrodestra – ma non solo – è in pressing per spostare la “scadenza” alle 23. A invocare un cambio di passo sono stati per primi i governatori, guidati da Luca Zaia e Giovanni Toti, ma la linea del ministro Roberto Speranza è destinata a non cambiare.
«In Consiglio dei Ministri e in Parlamento la Lega proporrà la riapertura dai primi di maggio anche delle attività al chiuso e l’estensione almeno fino alle 23 della possibilità di uscire», le parole di ieri di Matteo Salvini, seguite da quelle del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, a Radio Capital: «Sul coprifuoco è in corso una interlocuzione con il governo: la Conferenza propone l’ampliamento di un’ora per consentire alle attività, nei limiti delle regole, di avere un minimo di respiro».
COPRIFUOCO, SCONTRO NEL GOVERNO: BONACCINI D’ACCORDO CON SALVINI
Non si placa, dunque, lo scontro sulle riaperture all’interno dell’esecutivo, ma come dicevamo non è solo il Centrodestra a chiedere un cambio di passo sul coprifuoco. «L’unica cosa che avrei preferito era una flessibilità arrivando al coprifuoco alle 23, perché nelle città ci si trasferisce tra Comuni per andare a cenare: il rischio è che alle 21 uno abbia già terminato per andare a casa»: così il dem Stefano Bonaccini ai microfoni di Sky Tg 24. Più prudente Mariastella Gelmini, ministro degli Affari regionali in quota forzista: «C’è la volontà di superarlo ma serve gradualità per non consentire al virus di ripartire: abbiamo proposto le ore 22 perché abbiamo ascoltato il Comitato tecnico scientifico». Ma qualcosa non torna: secondo quanto riportato dall’Agi, il Cts non è mai stato consultato su questo specifico aspetto, «è sempre stata una decisione politica».
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