Roma, asse Pd-M5s su Zingaretti/ Accordo in 3 punti: Raggi, Fico e Regione Lazio

Roma, asse Pd-M5s su Zingaretti/ Accordo in 3 punti: Raggi, Fico e Regione Lazio

Nicola Zingaretti sarà il candidato del Partito Democratico per le Elezioni Comunali in Roma nel prossimo autunno: la scelta in casa Nazareno sarebbe stata fatta e decisa negli ultimi giorni, con un accordo “trafficato” nelle ultime settimane grazia ala convulsa opera di mediazione dell’ex Ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia. Ne danno notizia ormai certa sia i retroscena del “Domani” con Daniela Preziosi, sia Mario Ajello sul Messaggero: ma in realtà è da tempo che il nome dell’ex MEF Roberto Gualtieri come candidato non piace al neo-segretario Letta che vorrebbe invece investire sull’attuale Presidente della Regione Lazio, provando a scardinare lo stallo continuo sull’asse Pd-M5s incarnato dalla candidatura “scomoda” di Virginia Raggi.

Secondo il quotidiano romano, Zingaretti non direbbe ancora di essere ufficialmente il prescelto Dem per evitare di abbandonare subito il Lazio, puntando invece a dimissioni più avanti e voto per le Regionali a fine 2021. L’intesa con Conte e Di Maio sarebbe chiusa in maniera positiva per l’alleanza di Centrosinistra, con i grillini che non mollerebbero l’appoggio in Regione a Zingaretti e di contro l’ex Segretario non pretenderebbe l’esclusione in extremis di Virginia Raggi. Ma per capire allora meglio in cosa consisterebbe questo fantomatico “accordo”, ci serve addentrarci nelle utile info date oggi da Preziosi sul “Domani”.

LE CONDIZIONI DELL’ACCORDO PD-M5S

L’offerta di Letta – accettata, pare, da Conte – vedrebbe 3 punti in accordo: in primis, le due assessore del M5s promettono “lealtà” alla giunta Zingaretti. Roberta Lombardi si era già detta convinta di tale scelta, mentre Valentina Corrado sarebbe invece stata sul punto di dimettersi qualora Zingaretti avesse accettato la candidatura a Sindaco di Roma. Al momento invece il rischio sarebbe stato evitato, grazie all’opera mediatrice delle “colombe” in casa Dem e 5Stelle. Seconda condizione, M5s farebbe comunque campagna elettorale per la Sindaca uscente e infine l’ultima – la terza – l’ex n.1 del Partito Democratico dovrebbe lanciare la sfida alle destre e appoggiare al secondo turno, qualora prenda più voti la Raggi, il Movimento. Tradotto in parole povere, chi dei due arrivasse al ballottaggio contro il Centrodestra, sosterrebbe l’altro: resta il “mistero” qualora dovesse esserci Zingaretti e Raggi tra i più votati, ma i sondaggi al momento escludono decisamente questa opzione, anche se ancora ad oggi il Cdx ufficialmente un candidato ancora non ce l’ha.

Il M5s in più non chiederebbe le dimissioni di Zingaretti finché non dovesse essere eletto alle Comunali, il che garantirebbe una continuità nel pieno della campagna vaccinale e soprattutto un tempo più lungo per preparare il post-Zingaretti alle Regionali (con probabile, a questo punto, candidato grillino come unitario del Centrosinistra). La trattativa Boccia-Letta-Di Maio-Conte-Patuanelli vedrebbe poi anche le opzioni Roberto Fico alle Comunali di Napoli, in alternativa l’ex Ministro (Pd) dell’Università Gaetano Manfredi. Secondo Preziosi, qualora lo schema non dovesse reggere, si profila un nuovo “caso” Puglia: «a sfidare Emiliano c’era l’irriducibile M5s Laricchia, vicina ad Alessandro Di Battista e l’alleanza impossibile al voto poi si è trasformata in un ingresso in giunta dei Cinque Stelle». La Raggi al momento rimarrebbe l’unica davvero delusa dall’alleanza-accordo e potrebbe non condividere affatto l’impostazione di Conte: a quel punto, il rischio di un ulteriore guerra fratricida come quella già in corso con Casaleggio-Rousseau potrebbe non essere da escludere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA