Nonostante la caccia ai voti, questo Pd non riesce a trovare nuovi consensi. Mancano dirigenti innovativi, di conseguenza anche le idee. A scattare la fotografia impietosa è il professor Roberto D’Alimonte, politologo ed esperto di sistemi elettorali che insegna nel dipartimento di Scienze politiche della Luiss. “Per circostanze particolari il Pd si è trovato a giocare in questi anni un ruolo superiore ai suoi meriti elettorali”, dice in maniera netta e cruda a La Verità. Questo anche per alcune ‘colpe’ del centrodestra. Il riferimento di D’Alimonte è alla “perdita di credibilità di Berlusconi nel 2011”, alla defezione di Alfano nel 2013 e alla decisione di Salvini di metter fine al governo Conte I nell’estate 2019. “Il Pd ne ha approfittato”, ma non bisogna dimenticare che né Bersani né Renzi quando hanno chiesto il voto in anticipo non hanno convinto né Napolitano né Mattarella, osserva D’Alimonte. La sua ricetta è semplice, ma al tempo stesso impegnativa: “Ha bisogno di nuove idee e di una nuova classe dirigente”.
NEL M5S SFIDA TRA CONTE E DI MAIO
Per il politologo non va sottovalutata l’evoluzione del MoVimento 5 Stelle, perché suscita interesse tra gli italiani. “Conte conserva un discreto livello di gradimento”, ma rischia di bruciarlo “se non sarà capace di rifondare il Movimento e di fermare l’emorragia di voti”. La transizione per i grillini è senza dubbio delicata, motivo per il quale D’Alimonte ritiene che Luigi Di Maio non ostacolerà Giuseppe Conte. Ma se l’ex premier dovesse riuscire a fare quello che si propone di fare, raccogliendo consensi, allora “il ruolo di Di Maio si appannerà”. Invece se Conte fallirà, Di Maio riprenderà le redini del M5s. Poi boccia lo sfogo di Beppe Grillo sulla vicenda del figlio indagato per stupro: “Sfuriata? Pessima”.
LE PROSPETTIVE DEL CENTRODESTRA
Per quanto riguarda il centrodestra, il professor Roberto D’Alimonte ritiene difficile il progetto di una federazione Forza Italia-Lega. In primis, ritiene che sia “un prodotto difficile da vendere”, inoltre non c’è alcun elemento di novità, “né in termini di idee né di leadership”. Potrebbe però servire per “creare un polo che possa rivendicare la guida della coalizione oggi e la presidenza del consiglio domani nel caso di vittoria alle prossime elezioni”. In questo modo si supererebbe il principio per il quale il partito con più voti esprime il premier. D’Alimonte suggerisce poi a Salvini di decidere cosa fare della Lega: potenzialmente potrebbe occupare il posto occupato in passato da Forza Italia, ma deve diventare più europeista e differenziarsi da Fratelli d’Italia. Dal punto di vista di Silvio Berlusconi, la federazione è un’occasione per “valorizzare al meglio hic et nunc il modesto pacchetto di voti che gli rimane”. Passando invece a Giorgia Meloni, Roberto D’Alimonte avanza tramite La Verità lo stesso consiglio per Matteo Salvini: la leader di Fratelli d’Italia deve decidere cosa fare del suo partito, perché “non bastano i voti, occorrono anche inattaccabili credenziali europee” per diventare premier.
© RIPRODUZIONE RISERVATA