Il ddl Zan ha acceso il dibattito politico negli ultimi giorni, anche a causa dell’intervento del Vaticano, ma attenzione alle accuse rivolte al padre del testo, Alessandro Zan. Nella sua edizione odierna, Libero punta il dito contro l’esponente del Partito Democratico. Il motivo? Il tentativo di censura del «paladino dei diritti» verso il quotidiano: il dem infatti avrebbe chiesto a La7 di non invitare il condirettore Pietro Senaldi.
Come spiegato dallo stesso Senaldi, ieri era stato invitato come ospite a La7 alle ore 13 per un confronto con Alessandro Zan. Duello che però non ha avuto luogo: «La sera prima ho ricevuto un sms, che conservo gelosamente, nel quale mi si spiegava che non sono gradito al nuovo paladino dei diritti civili». Senaldi ha poi aggiunto: «Non ricordo di aver mai scritto una riga sulla sua legge, eppure il democratico e progressista Zan mi ha bannato, suppongo in quanto esponente della direzione di Libero, senza neppure sapere quello che avrei detto. Una sorta di discriminazione di genere politico».
ALESSANDRO ZAN CENSURA LIBERO?
Pietro Senaldi, nel suo articolo, ha sottolineato che il problema di Alessandro Zan e «dei suoi amici» non sono i gusti sessuali «ma che cosa lui e loro hanno nel cervello». Il condirettore di Libero ha sottolineato che il suo caso è un chiaro esempio della mentalità di certa sinistra «convinta delle proprie ragioni al punto che non solo non ammette che altri espongano le loro, ma si arroga perfino il diritto di fare un processo alle intenzioni di quanti non appartengono alla sua parrocchia». Senaldi ha poi aggiunto che i critici della legge di Alessandro Zan non sono minimamente omofobi, ma «individui persuasi che la norma del deputato piddino sia l’anticamera della negazione della libertà di espressione nonché lo strumento per plasmare la società indirizzandola verso il pensiero unico progressista attraverso la messa fuori legge di tutte le voci che lo contrastano».
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