Pnrr, pressing lobby fossili su governo/ Documenti Domani: oltre 100 incontri ma Ue..

Pnrr, pressing lobby fossili su governo/ Documenti Domani: oltre 100 incontri ma Ue..

Troppa influenza da parte della lobby dell’energia fossile sul Pnrr? Ci sarebbero stati infatti oltre 100 incontri tra rappresentanti delle industrie fossili e i ministeri chiave che si occupano di gestire le risorse europee, una media di quasi due a settimana. Lo rivela il quotidiano Domani dopo aver avuto accesso agli atti. Dunque, l’industria fossile avrebbe fatto di tutto per trarre beneficio dalle risorse del Recovery Fund, ma pare che sia stata la Commissione Ue a fermare l’assalto. La conferma arriva dal nuovo report Ripresa e connivenza pubblicato da ReCommon (che viene riportato in esclusiva dal quotidiano, ma in realtà è scaricabile qui). Premessa: i soldi del Recovery Fund rappresentano per l’Italia un’occasione unica per gettare le basi della transizione ecologica. Ma i giganti del gas starebbero provando ad ostacolare il passaggio a questo modello diverso. Ad esempio, le lobby sono riuscite a far inserire la possibilità che anche il gas benefici dei fondi se rimpiazza un combustibile fossile più inquinante. Come evidenziato dal Domani, è la stessa strategia usata in passato che ha portato a realizzare migliaia di chilometri di gasdotti che hanno reso l’Europa dipendente dal metano. Ora l’idrogeno viene presentato come strumento per decarbonizzare l’industria pesante, ma il 90% di quello prodotto in Europa deriva dal gas, mentre quello “verde” costituisce solo meno dell’1%.

LE MANI DELLE LOBBY FOSSILI SUL PNRR

Il comparto fossile italiano, dunque, in questi mesi ha fatto pressing. Dalla scorsa estate, secondo quanto riportato dal quotidiano Domani, ci sono stati almeno 100 incontri con i ministeri incaricati di redigere il Pnrr. A guidare l’attività lobbistica Eni con almeno 20 incontri ufficiali. Sfruttando le sue relazioni privilegiate con lo Stato italiano, avrebbe fatto ritoccare il Recovery plan in modo che collimasse col suo piano industriale. Il giornale riferisce che Snam, che controlla la rete di gasdotti in Italia e nel continente europeo, ha avuto lo stesso numero di incontri. L’obiettivo è sviluppare nuove infrastrutture, come stazioni di rifornimento a idrogeno per treni e camion incluse nel Pnrr. La lobby del fossile avrebbe anche contestato le normative ambientali e, secondo Domani, avrebbero ottenuto un ruolo per le società partecipate – come Eni – nel nuovo assetto della governance. E il Mise avrebbe avuto un ruolo importante nello sviluppo della strategia italiana sull’idrogeno. Per il quotidiano l’ingranaggio chiave del raccordo tra governo e industria fossile sarebbe stato Giancarlo Giorgetti, ministero dello Sviluppo economico. Inoltre, Gilberto Dialuce, consigliere del ministro della Transizione ecologica ed ex responsabile della direzione generale per l’energia, avrebbe incontrato 41 volte i rappresentanti delle aziende fossili, soprattutto Eni e Snam.

DA GIORGETTI A CINGOLANI: I PUNTI DI RACCORDO

Ma proprio il Ministero della Transizione ecologica (Mite) sarebbe stato il vero punto di fusione tra il governo e il comparto fossile. Dunque, sarebbe stato Roberto Cingolani, secondo il Domani, a spalancare le porte all’industria fossile, con cui il Mite avrebbe avuto oltre 3 incontri a settimana, di cui 18 col ministro presente. Cingolani nel giro di un mese ha ricevuto Claudio Descalzi (ad Eni) e Marco Alverà (ad Snam) quattro volte per discutere dei progetti da inserire nel Recovery Plan. Non a caso Cingolani ha espresso più volte posizioni pro-gas. E poi c’è la leghista Vannia Gava, storica sostenitrice dell’industria fossile, nominata come sottosegretaria del ministro. Le prime mosse della lobby del fossile sono cominciate la scorsa estate, quando c’era ancora il governo Conte 2. Fra luglio e agosto scorso Eni ha avuto quattro incontri col Mise e il Ministero dell’Ambiente per il suo progetto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica a largo delle coste di Ravenna. Ma per ottenere i fondi del Pnrr i progetti vanno ultimati entro il 2026, guarda caso il governo, accogliendo un emendamento del Pd, ha semplificato l’iter realizzativo del progetto e infatti ora la compagnia indica il 2022 come data per l’acquisizione dei permessi.

IL PRESSING SUL GOVERNO DRAGHI

A dicembre Eni, Snam ed Enel hanno incontro sei volte in otto giorni il Mise. Eni ha proposto il settore della raffinazione come prioritario, invece Snam quello dei trasporti. Questi colloqui avrebbero funzionato secondo Domani, perché il Pnrr ha incluso le principali richieste del settore fossile, stanziando 2,7 miliardi circa per progetti Eni. L’apice dell’azione delle lobby sarebbe stato raggiunto con l’insediamento del Governo Draghi. Tramite dozzine di audizioni parlamentari hanno chiesto più finanziamenti per l’idrogeno blu e per il biometano, venendo accontentati. Tra febbraio e aprile ci sono stati 49 incontri con Mite e Mise. Eppure l’ente regolatorio per l’energia Arera ha raccomandato al governo di non puntare sull’idrogeno verde e di sostenere quello estratto da metano. Dunque, tutti gli attori chiave dell’arco istituzionale si sono schierati con l’industria del gas in questi mesi. Il quotidiano fa notare che basta osservare l’evoluzione del Pnrr. Per quanto riguarda l’idrogeno, gli investimenti sono saliti da 1 a 4,2 miliardi. Ma anche gli investimenti per i settori hard-to-abate, in cui rientrano le raffinerie, sono passati da 300 milioni a 2 miliardi. È stato così ammesso l’idrogeno blu e il gas. C’era anche il bio-metano, escluso dal Pnrr di gennaio, scatenando la reazione delle lobby che hanno ottenuto lo stanziamento di poco meno di 2 miliardi.

IL FRENO DELLA COMMISSIONE UE

Alla fine è intervenuta la Commissione Ue, che ha preteso l’esclusione dell’idrogeno blu e del gas dal Pnrr. Sarebbero state chieste maggiori garanzie al governo riguardo alcuni aspetti del Piano per essere sicuri che gli interventi non arrecassero danni all’ambiente. Quindi, secondo quanto riportato Domani, i funzionari europei non avrebbero gradito il tentativo del governo italiano di inserire il metano nel Pnrr. Una volta ottenuto il no della Commissione Ue, il governo ha ridotto in maniera significativa i finanziamenti per l’idrogeno, soprattutto per il comparto hard-to-abate, crollato a meno di un quarto di quelli previsti. Dunque, Bruxelles ha ridimensionato le ambizioni dell’industria del gas, ma sono state mantenute alcune scappatoie, come la produzione dell’idrogeno usando l’elettricità proveniente dalla rete, che le lobby vorrebbero spacciare come idrogeno verde.

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