“Ritorno sui monti naviganti”: in viaggio con Paolo Rumiz sull’Appennino

“Ritorno sui monti naviganti”: in viaggio con Paolo Rumiz sull’Appennino

La bellezza delle aree interne e dei loro abitanti. Da Genova all’Aspromonte, il regista Scillitani accompagna il giornalista che aveva dedicato un libro a questi luoghi nel 2006

Aree interne, magari abbandonate per la maggior parte, ma abitate da donne e uomini resistenti. Oppure ripopolate e riscoperte. Sconosciute ai più, quasi insondabili, ma che rappresentano l’essenza del nostro Paese. Alessandro Scillitani, regista, accompagna da Genova all’Aspromonte in un viaggio su una topolino blu Paolo Rumiz il giornalista che a queste strade aveva già dedicato un libro nel 2006, “La leggenda dei monti naviganti”, appunto.

«Ritorno sui monti naviganti lo considero un viaggio nell’energia – spiega Scilitani –  In quell’energia positiva che prende vita nella rinascita, nell’andare a riabilitare dei luoghi che da molti vengono considerati perduti, ormai inesistenti. L’Appennino è la spina dorsale dell’Italia e noi è come se abitassimo alle costole. In “Ritorno sui monti naviganti” desidero mostrare il ritorno in quelle terre spopolate, più che la fuga da quelle zone. Lo scopo di questo lavoro consiste nel raccontare storie poco conosciute che trasmettono energia positiva. Ritengo che solo andando alla ricerca della positività, quest’ultima si possa trovare e ci possa attraversare».

La vita sembrano dire i due “è l’arte dell’incontro”. E quindi, tra nuove forme di imprenditorialità rurale e antiche tradizioni popolari, ci si interroga sul presente di questi luoghi, sul loro futuro e su quanto questo abbia a che fare con tutti noi. La topolino blu diventa quindi simbolo di questo ponte tra passato e presente e di quel passo lento necessario all’incontro autentico.

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