CDM OGGI: TUTTI I NODI SUL TAVOLO
Alle ore 11.30 è stato convocato il Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi per discutere della riforma della Giustizia (“aggiornata” rispetto al via libera di 3 a fa), ma anche per fissare la data delle Elezioni Amministrative in autunno. Viste le ultime trattative ancora in corso sul fronte giustizia, non è da escludersi l’ipotesi di un parziale slittamento dell’inizio del CdM per poter giungere ad una piena sintesi nella maggioranza. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha fretta di condurre in porto la riforma Cartabia per rispettare gli impegni presi nel PNRR, arrivando all’approvazione del ddl penale sul taglio dei tempi processuali prima della pausa estiva.
Per farlo però, il Governo è atteso da una road map molto stringente che impone l’approvazione oggi in CdM del testo “emendato” con gli ultimi accordi tra M5s e Palazzo Chigi sul fronte prescrizione, l’invio alla Commissione Giustizia per i voti finali e il mandato ai relatori, l’arrivo poi domani alla Camera per approvare entro domenica il testo finale. A quel punto, la riforma “blindata” di corsa dovrà trasferirsi al Senato per condurre in porto la legge entro la fine della prossima settimana. Per concentrarsi sulla giustizia il Premier ha rinviato alla prossima settimana le discussioni molto delicate sull’estensione del Green Pass sul fronte scuola, trasporti e lavoro, tentando così di trovare più tempo e flessibilità di accordi in una maggioranza tutt’altro che cosa sul fronte vaccini.
DATA ELEZIONI OGGI IN CDM?
Ma nel CdM di oggi non ci sarà solo la riforma Cartabia, da fonti parlamentari raccolte si fa insistente l’ipotesi che già oggi emerga la data per le Elezioni Amministrative (da tenersi tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2021): gli scenari sono principalmente due, il 10-11 ottobre oppure la nuova proposta del 3-4 ottobre per convocare i seggi delle Elezioni Comunali in 15 Capoluoghi di provincia e 6 Capoluoghi di Regione. L’accordo tra Lega e Pd ci sarebbe sul 3 ottobre, farle prima in settembre – seppur richiesto inizialmente dai Dem – non vedrebbe i sufficienti tempi tecnici per la chiusura di liste e candidati verso metà agosto.
RIFORMA GIUSTIZIA: CARTABIA-PARTITI, SINTESI VICINA
Nelle ultime ore il telefono di Draghi è rimasto incandescente per i continui colloqui a distanza con i responsabili dei partiti di Governo: Salvini, Letta, Conte, Renzi hanno dato il loro parere in merito ma hanno anche accettato in sostanza una conclusione rapida della “sintesi” della riforma Cartabia, ormai quasi pronta a Palazzo Arenula. Dopo i veti incrociati negli scorsi giorni su improcedibilità, abuso di ufficio e tempi processi sulla PA, l’accordo tra i partiti sembra ormai ad un passo grazie allo sforzo di mediazione messo in campo dal Premier e dalla Ministra della Giustizia. Non si nasconde a Palazzo Chigi l’irritazione per il “gioco al rialzo” del M5s sul Ddl penale, con il “lodo Conte-Draghi” che dovrebbe porre un freno a tale “giochino” e condurre in porto la riforma nei tempi previsti. In questo focus spieghiamo nel dettaglio i contenuti della riforma con “maxiemendamento” della Giustizia, dall’esclusione della improcedibilità per tutti i reati di mafia e di terrorismo fino alla concessione di tempi maggiori per reati contro la Pubblica Amministrazione (3 anni in appello, 1 anno e 6 mesi in Cassazione). La Lega chiede la “blindatura” dei processi per mafia, droga e violenza sessuale, ma lo stesso Salvini si “rimette” alla decisione ultima di Draghi senza porre ostruzionismi né in CdM né in Commissione Giustizia. Conte lasciando ieri sera il Senato ha spiegato ai cronisti che l’accordo sulla riforma della giustizia è vicino, anche se «Noi lavoriamo sempre perché le riforme si facciano e si velocizzino i processi per una giustizia più equa e più efficiente e ovviamente che i processi si celebrino». Dopo l’incontro tra la Ministra e i capigruppo di maggioranza della commissione Giustizia di Montecitorio, Draghi ha preso in mano la situazione per sciogliere la “matassa”, chiedendo ai partiti – informa Sky Tg24 – di ritirare i propri emendamenti e appoggiare il testo finale modificato in Parlamento. Una sintesi di massima è vicina, anche se gli ostacoli alla riforma arrivano non solo dai partiti ma anche da alcune realtà giuridiche come il Csm, l’associazionismo ambientalista e quello antimafia.
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