Dal mensile. La famiglia ha stipulato con Legambiente un accordo pluriennale per promuovere programmi di tutela dell’ambiente e di ricerca nel terreno del Maestro ad Alghero
Claudio, se non avesse fatto il musicista, avrebbe fatto il giardiniere. È riuscito, studiando e vivendo ad Alghero per quasi tutto il tempo che aveva libero, a occuparsi sempre delle sue piante, ogni giorno. E mentre passeggiava nel terreno ripassava le partiture, che mandava a memoria. E sicuramente camminare nel terreno lo aiutava ad agire quella fase difficile che è mettere a memoria una sinfonia».
Alessandra Abbado ricorda suo padre con affetto e ammirazione. L’occasione è la presentazione dell’accordo recentemente firmato con Legambiente, a cui la famiglia di Claudio Abbado ha dato in comodato d’uso gratuito pluriennale il terreno nel comune di Alghero, a due passi dalle spiagge delle Bombarde e del Lazzaretto, acquistato 30 anni fa dal direttore d’orchestra scomparso nel gennaio del 2014.
Il Maestro comprò quella che era considerata una discarica informale, un terreno destinato alla costruzione di alberghi o di altre strutture che avrebbero deturpato l’ambiente naturale della costa, e si impegnò a non realizzare alcuna edificazione immobiliare, cambiando di fatto la destinazione dell’appezzamento in terreno agricolo e dedicandosi a un grande progetto di bonifica e di piantumazione.
«Claudio trasformò negli anni questo terreno, in cui non c’era altro che erba secca, in un giardino dove non sapevamo neanche dove piantare una nuova palma. Ci vollero oltre sei mesi per ripulirlo e poi, negli anni, vennero piantumate più di novemila piante, tutte targate macchia mediterranea, oltre a qualche esperimento interessante di palme provenienti da Paesi sudamericani», prosegue Alessandra Abbado, che racconta il padre con la semplicità della quotidianità condivisa. «Salvò dalla speculazione edilizia questi otto ettari sul mare – continua – fece questo regalo a se stesso, alla sua famiglia, ma soprattutto ad Alghero e a tutti quelli che conoscono quella parte di costa, che è speciale perché ha tutto: le spiagge, le grotte, le scogliere di Capo Caccia, il Parco di Porto Conte. Nel tramandarci il suo amore per la terra e per la sua difesa, Claudio ci ha fatto capire che questo terreno era un dono per tutti; infatti è sempre stato praticabile, con le strade che portano al mare e i percorsi dove si può passeggiare o andare in bicicletta, sempre immersi in un’oasi assolutamente incontaminata. Lascia a tutti noi e alle nuove generazioni una sinfonia di verde».
Eredità per i giovani
Con il nuovo accordo di gestione saranno ora i circoli Legambiente di Alghero e di Sassari, con il supporto di Legambiente Sardegna e Legambiente nazionale, a portare avanti, in un gioco di squadra, l’obiettivo di tutela e valorizzazione dell’ambiente perseguito dal Maestro e dalla sua famiglia, impegnandosi nella realizzazione di progetti in ambito ambientale e culturale-scientifico, nel rispetto delle normative previste dal Piano paesaggistico regionale, delle disposizioni della Zona di protezione speciale e del Parco regionale naturale di Porto Conte. Tra le diverse attività previste dal progetto rientrano quelle educative di tutela e promozione dell’ambiente rivolte al territorio, per un miglioramento della qualità della vita; partenariati o collaborazioni con amministrazioni locali ed enti gestori, università e scuole, e la costituzione di una rete di economia civile per il rilancio dell’area, con il coinvolgimento di cittadini, imprese, realtà del terzo settore, amministrazioni pubbliche e mondo della ricerca.
A raccogliere il testimone, c’è anche Francesca Abbado, la più giovane tra i nipoti del Maestro. «Claudio ha dedicato tutta la sua vita alla musica e alle piante – dice commentando il senso di quanto ricevuto dal nonno – il terreno è una sua eredità tangibile, ma la vera eredità è la storia che c’è dietro, intangibile. Lui scelse di tutelare il terreno per quello che è: una zona naturale che svolge funzioni essenziali per l’habitat e la costa del Lazzaretto».
Oggi grazie a Legambiente il terreno andrà a svolgere anche altre funzioni importanti, diventando un luogo di incontro per volontari, studenti, attivisti, dove poter portare avanti ricerche scientifiche, ambientali, e soprattutto un luogo di educazione e di diffusione di una cultura ambientalista ora più che mai fondamentale.
«La cultura ha un ruolo importante in questo accordo – aggiunge Francesca Abbado – perché la crisi climatica che stiamo vivendo è in primis una crisi culturale, dimostrata dalla riluttanza della politica ma anche delle persone nel voler accettare un cambio di rotta e un cambio di comportamenti, visti come una minaccia alla qualità della vita. Claudio ha dimostrato – questa è la sua eredità – che investire nella natura, riconoscerla come soggetto per le funzioni che svolge, è un primo passo non solo per rispondere alla crisi che stiamo vivendo ma anche per dettare le basi di una nuova società». Ora tocca a Legambiente garantire nel tempo la conservazione di un’area così tenacemente difesa e amata.
