«Il conflitto tra diritto alla salute e libertà personale», è su questo ineludibile finora “paradosso” che si è concentrato l’intervento di Maurizio Lupi ieri ala Camera. «Viviamo da mesi in una condizione surreale e quasi schizofrenica, un conflitto interno molto profondo mina i nostri valori», spiega il leader di Noi con l’Italia aprendo il suo intervento a Montecitorio, in risposta all’informativa del Ministro della Salute Roberto Speranza sul prossimo Dpcm 3 dicembre (e anche sul piano vaccini 2021). Per l’ex Forza Italia, i diritti di sanità, lavoro, scuola, equilibrio sociale non possono essere “divise”: «si rischia di entrare in una visione paranoica della società», come dice il Vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca. Secondo Lupi, il «profluvio di annunci, allarmi, divieti annunciati, poi smentiti e poi di nuovo riannunciati» è in sostanza «un aumento di rischio e confusione che ne consegue per tutti». Stare a discutere sull’ora in cui nasce Gesù Bambino – spiega uno dei leader del Centrodestra sicuramente più moderato, citando il Ministro Boccia – «non serve a niente e aggiunge solo confusione». Tra poveri in aumento, le imprese che non apriranno e il ritardo scolastico degli studenti: tutto questo dovrebbe suggerire come bisogna tenere unite le necessità di salute e diritti sociali e del lavoro, invece «c’è sempre una contrapposizione continua che sfocia in una bulimia comunicativa».
LUPI: “ECCESSO COMUNICAZIONE GOVERNO CREA PARADOSSI”
Proseguendo il suo intervento alla Camera, il n.1 di Noi con l’Italia Maurizio Lupi sottolinea il paradosso di alcuni interventi del Governo: «se si possono allentare certe restrizioni, come riaprire i negozi, è merito degli interventi del Governo, salvo poi lamentarsi sempre in tv e nei telegiornali di quei cittadini che vanno nei negozi riaperti dal Governo». La gente, le imprese, le famiglie e gli studenti hanno dimostrato grande responsabilità, secondo Lupi, ma ora necessitano di «protocolli chiari e certi e non frutto di emozioni o dati di giornata». È un assurdo unico, denuncia ancora Lupi, che una messa celebrata secondo tutte le norme di distanziamento è consentita alle ore 22 e non è consentita alle ore 24 con le stesse regole: «Ministro Speranza, non è più semplice dire che non si vuole che la gente esca di casa? Non è più semplice questo?». Non si apre nulla, non facciamo andare a messa perché si vuole che la gente rimanga a casa: «conosco la sua sensibilità Ministro, serve più equilibrio e soprattutto serve trattare la gente non come sudditi o come plebe, ma come persone responsabili». Secondo Lupi, insistere sull’atteggiamento comunicativo visto in questi mesi è un voler «prendere in giro la gente, invece va responsabilizzata». Infine, Lupi contesta le prossime regole sullo spostamenti tra le Regioni previsto dal nuovo Dpcm 3 dicembre: «non si capisce perché se un lombardo può andare da Mantova a Bormio, facendo 200 chilometri, mentre un lucano non può fare 60 chilometri uscendo dalla propria Regione. Capite che così i cittadini non capiscono e si sentono presi in giro?». Perché il giorno di Natale non si può uscire da nessun Comune, quando ci sono quasi migliaia di comuni con meno di 5mila abitanti che si troveranno in difficoltà «perché un cittadino non potrà andare a trovare lo zio, la nonna e un parente che si trovano nel comune di fianco a soli 2 chilometri?». La chiosa finale è netta: «non abusate della responsabilità che i cittadini italiani hanno dimostrato fino ad adesso».
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