Messaggio storico di Papa Francesco, dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e del Patriarca Ortodosso Bartolomeo in vista della Cop26
Sostenibilità, disastri ambientali, crisi climatica, consumo di suolo. Sono questi i temi centrali dello storico appello firmato congiuntamente da Papa Francesco, dal Patriarca Bartolomeo e dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, guide delle Chiese Cattolica, Ortodossa e Anglicana. Un messaggio forte e trasversale, diffuso al mondo a due mesi dall’inizio della Cop26 di Glasgow.
“L’attuale crisi climatica dice molto su chi siamo e su come vediamo e trattiamo il creato di Dio. Ci troviamo dinanzi a una giustizia severa: perdita di biodiversità, degrado ambientale e cambiamento climatico sono le conseguenze inevitabili delle nostre azioni, poiché abbiamo avidamente consumato più risorse della Terra di quanto il pianeta possa sopportare. Ma ci troviamo anche di fronte a una profonda ingiustizia: le persone che subiscono le conseguenze più catastrofiche di tali abusi sono quelle più povere del pianeta e che hanno avuto meno responsabilità nel causarle”.
L’invito diretto è invertire la rotta, compiendo una riflessione profonda sul consumo attuale delle risorse e sulle disponibilità del futuro, che coinvolge tutti come abitanti dello stesso pianeta. “Sentiamo spesso di giovani che comprendono che il loro futuro è minacciato. Per il loro bene, dobbiamo scegliere di mangiare, viaggiare, spendere, investire e vivere in modo diverso, pensando non solo all’interesse e ai guadagni immediati, ma anche ai benefici futuri. Ci pentiamo dei peccati della nostra generazione. Siamo al fianco dei nostri fratelli e sorelle più giovani in tutto il mondo in devota preghiera e azione impegnata”.
Importante il richiamo al periodo di pandemia che ha sconvolto le nostre vite. La crisi però, si legge nel documento, non è solo sanitaria ma anche ambientale, alimentare, economica e sociale, tra loro profondamente interconnesse. “Durante la pandemia abbiamo capito quanto siamo vulnerabili. I nostri sistemi sociali hanno ceduto e abbiamo scoperto che non possiamo controllare tutto. Dobbiamo riconoscere che i modi in cui usiamo il denaro e organizziamo le nostre società non hanno beneficiato tutti. Ci ritroviamo deboli e ansiosi, sommersi da una serie di crisi, che ci pongono dinanzi a una scelta. Dobbiamo decidere se affrontarle con poca lungimiranza e speculando o se coglierle come un’opportunità di conversione e trasformazione”.
E in chiusura, in vista della Conferenza delle parti di Glasgow, i firmatari si rivolgono direttamente ai leader politici: “Preghiamo per i nostri leader che si riuniranno a Glasgow per decidere il futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti”. Solo seguendo una strada unitaria possiamo camminare verso una società più giusta e appagante, con coloro che sono più vulnerabili al centro.
Nello stesso giorno è arrivato anche l’intervento del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in visita nelle aree colpite dall’uragano Ida. “Dobbiamo agire sul clima: siamo determinati a combattere il cambiamento climatico”.