RECOVERY FUND, CDM ALLE 11/ Cabina di regia e risorse Piano Italia: lite Pd-Iv-M5s

È slittato alle ore 11 – non più alle 9 – il Cdm convocato dal Governo Conte-2 sul Piano Italia da presentare nell’ottica del Recovery Fund: qui sotto si trovano tutte le anticipazioni e le strutture che dovrebbero essere presentate oggi ai Ministri dai tre “capoarea” della governance (Conte, Gualtieri e Patuanelli), ma è un nodo politico che agita la vigilia di questo Consiglio dei Ministri “straordinario” sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel vertice notturno ieri sul Recovery Plan, raccontano le fonti di Governo ad Adnkronos, il gruppo di Italia Viva con Ettore Rosato e Maria Elena Boschi hanno abbandonato la riunione per una posizione molto critica sulla cabina di regia proposta dal Premier circa il programma di tutti i progetti ancora da delineare: «Se è già stato tutto deciso fin nei dettagli, dalla governance a come impiegare le risorse, a che servono i tavoli?», avrebbero detto fonti renziane all’Adn. La task force scelta da Conte non piace a Renzi ma non sembra entusiasmare nemmeno Pd e M5s, in un vortice di “scontento” che inevitabilmente porta dietro anche diversi strascichi per la tanto centrale “risoluzione sul Mes” ancora non pronta e sempre più urgente visto l’appuntamento parlamentare di mercoledì prossimo. Conte prova a mediare facendo valere da un lato la task force che ancora non sarà delineata oggi nei suoi profili per evitare strappi prima del Mes; dall’altro, il governo è chiamato a dare il via libera alla struttura il prima possibile per poter poi inserire la proposta del Recovery Fund in legge di bilancio e i tempi inevitabilmente stringono dovendo discutere in Parlamento tutta la Manovra entro e non oltre il 31 dicembre. «Per mesi abbiamo ricevuto solo silenzio e task force. Poi all’improvviso il premier comunica che ci saranno dei tecnici a gestire il tutto. Ministri migliori? È una barzelletta», spiega lo stesso Renzi nella lunga intervista oggi a Repubblica.

CDM OGGI SUL RECOVERY FUND

Si apre una tre giorni forse decisiva per le sorti del Governo Conte-2: oggi il Consiglio dei Ministri dove il Premier dovrebbe annunciare la definizione e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Recovery Plan da inviare poi a Bruxelles per la valutazione e gli eventuali fondi del Recovery Fund del 2021), mentre mercoledì è atteso in Parlamento il voto sulle comunicazioni di Conte circa la riforma del Mes. Lo scontro si è fatto caldissimo negli ultimi giorni tra Pd, M5s e renziani praticamente su tutti i punti nodali ancora da risolvere del piano italiano da lanciare in Europa: le risorse, le macroaree, la task force, i 6 supermanager della cabina di regia che dovrebbero dipendere direttamente dai tre capi-regia (Conte, Patuanelli e Gualtieri). Se si aggiungono le distanze viste sulle regole del Dpcm Natale e le ancor più profonde spaccature sul Meccanismo Europeo di Stabilità, la situazione nella maggioranza giallorossa è tutt’altro che “tranquilla”: anche per questo il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha fatto trapelare tramite i quirinalisti più autorevoli (su tutti, Marzio Breda del Corriere della Sera) che se si avranno ancora spaccature sul Mes in Aula il 9 dicembre il Governo verrà fatto cadere con innesto di un esecutivo di transizione (con Marta Cartabia al comando, ndr) ed elezioni convocate tra un anno, al termine dell’emergenza Covid. E nella tarda serata di ieri è stato registrato un altro scontro degno di nota: come reso noto da Adnkronos, Italia Viva ha ribadito la sua posizione critica sulla cabina di regia proposta dal presidente del Consiglio e i renziani presenti al vertice di Palazzo Chigi – Maria Elena Boschi e Ettore Rosato – avrebbero lasciato il summit prima della conclusione. «Se è già stato tutto deciso fin nei dettagli, dalla governance a come impiegare le risorse, a che servono i tavoli?», il disappunto di Iv.

LO SCHEMA DI CONTE

Si può dunque ben intuire come siano ore molto “tese” quelle che attendono il nuovo Cdm convocato per le ore 9 stamani: «Lunedì ci ritroveremo con i ministri per approvare il budget del Recovery Fund con tutti gli appostamenti. Dopo le 6 linee guida già condivise con il Parlamento, approfondiremo anche la sessantina di progetti che hanno superato il vaglio preliminare e che sono ormai in dirittura finale. Li raggrupperemo in 17 clusters. Esprimeranno una chiara visione del Paese. Raccogliamo anche le raccomandazioni della Commissione europea che condividiamo pienamente: individuano carenze strutturali del Paese, che dobbiamo assolutamente superare per marciare nella fascia di testa dell’Unione Europea», ha spiegato nella lunga intervista a Repubblica il Premier Giuseppe Conte. Nel Cdm convocato per oggi si discuterà inoltre della struttura stessa della governance di coordinamento: «Vi sarà, come anche ci chiede la Ue, un comitato ristretto deputato a vigilare con costanza tutta la fase attuativa. Ne faremo parte io, il ministro dell’Economia e il ministro dello Sviluppo Economico, con la responsabilità di riferire periodicamente al Ciae e al Parlamento. La supervisione tecnica dell’attuazione sarà affidata a una struttura composta da sei manager, assistiti da uno staff dotato delle necessarie competenze professionali. In casi eccezionali i sei manager potranno essere chiamati a intervenire con poteri sostitutivi per evitare ritardi e perdite di risorse». Le nomine però non saranno affrontate nel Consiglio di oggi, data la forte tensione politica ancora presente a Palazzo Chigi.

SCONTRO PD-M5S-CONTE: CAOS SUL RECOVERY PLAN

E dunque in Cdm arriveranno sicuramente la struttura ad hoc per far partire il Recovery Plan e le risorse da mettere in campo nelle 6 macroaree in cui si svilupperanno i progetti ai quali l’Europa dovrà dare l’assenso ‘sganciando’ parallelamente i relativi fondi destinatari. Non ci sarà dunque il nome dei manager sui quali invece verrà preso ulteriore supplemento di riflessione assieme ai singoli ok per i progetti del Recovery Plan: «alcuni saranno centralizzati, altri avranno una dimensione capillare sul territorio, come ad esempio quello volto a migliorare l’offerta di asili nido: c’è un progetto per 2 miliardi al fine di potenziare le strutture offrendo servizi per 750mila bambini. Inoltre, abbiamo un vasto programma di efficientamento energetico, cablaggio e messa in sicurezza degli edifici pubblici, a partire da scuole e ospedali, cui sarà dedicato quasi il 10% delle risorse del Piano», ha spiegato ancora su Rep il Presidente del Consiglio. Lo schema dunque previsto vedrà sul tavolo del Cdm la struttura-task force per il Recovery Fund italiano, le risorse complessive sulle 6 macroaree ma niente profili né risorse sulle singole progettualità. Questo traduce una certa qual tensione tra Pd, Iv e M5s, confermata ancora sabato dallo scontro a distanza tra Matteo Renzi e Vito Crimi: i “ribelli” M5s si apprestano a votare contro il Governo mercoledì sul Mes, ma intanto un tentativo di tregua verrà messo in pratica già oggi in Consiglio dei Ministri, proprio provando la quadra di base per impostare il Recovery Plan. I 60 progetti del Piano, spiega ancora il Presidente Conte, «li abbiamo selezionati con l’obiettivo di rendere il Paese, al contempo, più competitivo e più inclusivo. Con la ripartizione del budget siamo ormai alle scelte finali. La parte del leone la faranno il green e il digitale, ma molti progetti saranno mirati a eliminare le diseguaglianze, incluse quelle di genere e territoriali».

© RIPRODUZIONE RISERVATA