L’anno che sta per volgere al termine ha lasciato i compiti da fare ai governi dei 197 Paesi che hanno sottoscritto il Glasgow climate pact: rivedere gli impegni di riduzione delle emissioni per contenere la temperatura entro 1,5 °C. La verifica ci sarà solo fra dodici mesi, alla Cop27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto. Intanto il pianeta mostra sempre più le ferite inferte dalle attività umane. Nel nostro consueto speciale di fine anno, con le 100 notizie verdi del 2021 a cura di Fabio Dessì, raccontiamo un mondo che perde ecosistemi, dove l’Amazzonia si avvicina a un punto di non ritorno, in cui aumentano gli ecoprofughi e gli attivisti per l’ambiente vengono sempre più minacciati o uccisi.
Lette così, più che verdi le notizie del 2021 sembrano nere. Eppure la luce c’è e a diffonderla ancora una volta sono i più giovani. Mentre i grandi della Terra a Glasgow si dibattevano tra un phase-out e un phase-down – eliminazione graduale o riduzione graduale – del carbone, una marea di ragazzi giunti da tutto il mondo invadeva le strade della città scozzese con la Marcia per il clima. Per ribadire che non si fidano dei politici, che il futuro è loro e che sono convinti di poterlo già scrivere: “Insieme siamo forti e possiamo far sì che il cambiamento avvenga”, ha sintetizzato l’attivista ugandese Vanessa Nakate. Insomma, più che un epilogo amaro in cui chi nutriva aspettative ambiziose ha dovuto ingoiare un “boccone fossile”, la Cop26 può essere vista come il principio di una strada diversa. Certo in salita, ma da percorrere con le gambe giovani e forti delle nuove generazioni che non lasceranno il campo proprio adesso.
