Il 27 aprile l’Assemblea capitolina ha approvato all’unanimità la delibera che getta le basi per dotare il Comune agricolo più grande d’Italia di un piano strategico sull’agricoltura e l’alimentazione
Il 27 aprile l’Assemblea capitolina ha approvato all’unanimità la delibera che getta le basi per una politica del cibo nella capitale. Un atto fortemente voluto dal Consiglio del Cibo per la Food Policy di Roma, una rete di oltre 50 associazioni, reti e soggetti del mondo accademico nata nel 2019 proprio con la proposta di dotare il Comune agricolo più grande d’Italia di un piano strategico sull’agricoltura e l’alimentazione. Il consenso alla delibera è stato bipartisan: l’hanno firmata, infatti, Daniele Diaco e Andrea Coia per il Movimento 5 Stelle, e Giovanni Zannola e Valeria Baglio per il Partito Democratico.
“Per Roma è un risultato importante – dichiara Fabio Ciconte, direttore di Terra!, fra le associazioni promotrici della food policy – Un risultato raggiunto con un processo nato dal basso e accolto dalla politica in un atto ufficiale. Si tratta di un caso unico in Italia e forse nel mondo: di solito le strategie alimentari nascono per impulso delle istituzioni, mentre qui è accaduto l’opposto. Siamo fieri di essere fra i promotori di questa iniziativa, che tramite la delibera metterà a confronto finalmente le reti della società civile con la politica per dare vita ad un processo di pianificazione del settore agricolo e alimentare che speriamo sarà davvero partecipato”.
Siamo fieri di essere fra i promotori di questa iniziativa, che tramite la delibera metterà a confronto finalmente le reti della società civile con la politica per dare vita ad un processo di pianificazione del settore agricolo e alimentare che speriamo sarà davvero partecipato
– Fabio Ciconte, direttore di Terra!
Politiche per il cibo, le priorità da affrontare
Terra! e le altre associazioni che formano il Consiglio del Cibo – dalla Rete romana di economia solidale a Slow Food, da Assobotteghe a Fairwatch, da Refoodgees alla Cooperativa Co.r.ag.gio – hanno già proposto una serie di priorità che una politica del cibo dovrebbe affrontare.
- Garantire l’accesso a un cibo ecologico e ridurre gli sprechi. È fondamentale potenziare la quota di prodotti locali nelle mense scolastiche, sostenere con risorse e programmi pubblici la filiera della solidarietà e le esperienze di economia solidale come GAS, piattaforme di distribuzione alternativa, mercati contadini. Inoltre, vanno ridotti gli sprechi alimentari favorendo la redistribuzione delle eccedenze tramite il sostegno diretto al lavoro oggi in carico ad associazioni e volontari.
- Migliorare l’accesso alle risorse primarie e fermare il consumo di suolo. Roma deve favorire il ricambio generazionale dell’agricoltura locale, mettendo a bando le terre pubbliche abbandonate per agevolare l’ingresso nel mercato di giovani agricoltori, fermare la speculazione edilizia e azzerare il consumo di suolo.
- Potenziare le filiere corte. L’accesso dei produttori agricoli del territorio ai mercati rionali è minimo: in 127 mercati si trovano a malapena un centinaio di coltivatori diretti. L’amministrazione centrale e i municipi possono fare molto per aiutarli a ripopolare questi luoghi storici di distribuzione alternativa.
“La pandemia di Covid-19 ha mostrato come anche a Roma le fasce più fragili della popolazione abbiano visto crescere la difficoltà di accesso a un cibo cibo sano e prodotto sul territorio – conclude Fabio Ciconte – Anche la povertà alimentare, dunque, è uno degli obiettivi più urgenti che una food policy oggi può perseguire. La politica deve lavorare per ridurre le diseguaglianze: con la food policy potrà farlo rafforzando al contempo i legami tra campagna e città, fra produzione e consumo, tra cibo e salute. Una politica per i diritti e per l’economia del territorio”.