Acqua, in Italia si perde il 42% della rete: lo spreco vale quasi 10 miliardi l’anno

L’Italia spreca quasi metà dell’acqua potabile che immette nelle proprie reti. Secondo l’ufficio studi della Cgia, sulla base dei dati Istat del 2022, il 42% della risorsa viene disperso prima di arrivare ai cittadini, con un costo economico stimato in 9,8 miliardi di euro l’anno. In media, ogni abitante perde 157 litri d’acqua al giorno: complessivamente, nel 2022, sono finiti dispersi 3,8 miliardi di metri cubi.

Tutti i numeri

A incidere sono soprattutto le perdite nelle condotte, spesso vecchie e malandate, ma anche guasti, errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi. Tra le città più colpite ci sono Potenza, dove si disperde il 71% dell’acqua, Chieti (70,4%), L’Aquila (68,9%), Latina (67,7%) e Cosenza (66,5%). Al contrario, le reti più efficienti si trovano a Como (9,2%), Pavia (9,4%) e Monza (11%).

Il problema riguarda soprattutto alcune aree del Paese: la Basilicata registra la dispersione regionale più alta (65,5%), seguita da Abruzzo (62,5%) e Molise (53,9%). Il Lazio è invece la regione con il maggiore impatto economico delle perdite, pari a circa 1,5 miliardi di euro.

L’Italia è inoltre il Paese europeo che preleva più acqua: 36,5 miliardi di metri cubi nel 2023, destinati per il 49% all’agricoltura, per il 23% agli usi civili e per il 18% all’industria.

La Cgia chiede un piano urgente di investimenti per ammodernare le reti, recuperare l’acqua piovana e realizzare nuovi invasi e infrastrutture. “In questa fase di cambiamento climatico non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa, anche per l’economia del territorio”, sottolinea l’istituto. “È necessario un piano infrastrutturale serio, investimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani”.

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