Ultime dal bosco abruzzese di Palmoli: anche il “ponte” del primo maggio non vedrà ii ricongiungimento dei tre figli separati per legge dai loro genitori anglo-australiani che avevano scelto di vivere in isolamento. Niente da fare.
La Corte d’Appello ha respinto il desiderio di papà e mamma di stare di nuovo tutti insieme perché i due gemelli i e la bimba di otto anni hanno la “necessità di istruzione e socializzazione”.
Cosa che, dicono taluni periti,la coppia nel bosco non può fare avendo scelto una vita radicale, spartana, carente di molti requisiti. Confermata le decisione che i giudici hanno preso pochi giorni fa e cioè “l’incapacità genitoriale di entrambi i coniugi”.
Risultato: i figli restano nella casa famiglia di Vasto dove sono ospitati dallo scorso 20 novembre. Tutt’alpiù la madre potrà continuare a vedere i suoi tre figli presso la comunità, ma solo di giorno. Dunque niente “ninna nanna”, come ai bei tempi. No. Ora il rito più dolce della giornata è a carico delle dipendenti statali. Nel frattempo nuovi ricorsi avanzano, mamma Catherine è sempre più disperata , papà Nathan non sa più a che santo rivolgersi.
Le mosse dei politici
A turno ci hanno provato in tanti a risolvere un rompicapo che sta facendo il giro del mondo. Se ne è occupata anche la premier Meloni criticando la magistratura minorile. Il ministro Salvini e’ addirittura andato a Permoli denunciando “la violenza istituzionale”; concetto ripetuto ai microfoni di Rai2, intercettato da Milo Infante conduttore della trasmissione “Ore 14”.

Si è mossa l’onorevole Maria Vittoria Brambilla con un appello a tutte le istituzioni al grido “Non avrò pace finché questa famiglia non sarà riunita”.
Il Parlamento il 22 aprile ha ricevuto i genitori in lacrime, il dibattito politico sulle sottrazioni dei minori si è fatto incandescente, il sindaco di Permoli ha consegnato ai genitori le chiavi di una casa green che la occuperanno però solo dopo il via libera del Tribunale per riavere i propri figli.
Una storia imbarazzante
Per tutti. Una vicenda che prima o poi finirà su Netflix (che per ora smentisce ogni interessamento). Ma taluni ambienti produttivi sostengono che “i contatti con la società statunitense che distribuisce film via internet” sono ben avviati.
In ogni caso questa storia imbarazzante sta già suscitando diverse iniziative editoriali, in testa un libro. Prima comunque si attende il lieto fine. Ma essendo in campo un trio “cauto e riflessivo” – assistente sociale, psicologo, giudice – e’ meglio non illudersi troppo.
L’articolo Ancora uno stop per la famiglia nel bosco. Respinto ricorso dei genitori, i figli restano in comunità proviene da Blitz quotidiano.