Venti euro per assistere legalmente un cittadino tunisino trattenuto nel Cpr di Trapani. È la cifra liquidata dal Giudice di Pace ad un’avvocata del Foro di Caltanissetta. Una decisione che ha aperto un duro scontro sul valore della professione forense e sul rispetto del diritto di difesa. La vicenda risale a qualche mese fa, quando la legale viene nominata difensore di fiducia, con patrocinio a spese dello Stato, di un giovane tunisino trattenuto nel Centro di permanenza per i rimpatri di Trapani. Il procedimento riguardava la proroga del trattenimento, un passaggio particolarmente delicato perché incide direttamente sulla libertà personale dell’interessato. Concluso il procedimento, viene presentata l’istanza di liquidazione dei compensi. È a quel punto che arriva il decreto del Giudice di Pace: compenso liquidato in 20 euro, oltre accessori di legge.
Una cifra che ha immediatamente suscitato polemiche e indignazione negli ambienti forensi, non solo per l’entità economica, ma per il valore simbolico che una simile liquidazione porta con sé. Nel provvedimento, il giudice motiva la decisione facendo riferimento alla “natura e alla materia trattata” e alla “tipologia del procedimento”, senza però spiegare nel dettaglio come si sia arrivati a una somma tanto ridotta. Ed è proprio questo uno dei punti contestati nel ricorso presentato davanti al Tribunale di Trapani contro il decreto di liquidazione. Sulla vicenda è intervenuto anche l’Organismo Congressuale Forense, che ha espresso “profonda preoccupazione e ferma indignazione” per una decisione definita offensiva della dignità professionale dell’avvocatura. Secondo l’Ocf, il compenso dell’avvocato non può essere ridotto a una valutazione puramente burocratica, soprattutto in procedimenti che incidono sui diritti fondamentali della persona.

L’avvocata ha fatto ricorso
L’organismo di rappresentanza dell’avvocatura italiana sottolinea inoltre come “liquidazioni di questo tipo rischino di avere effetti concreti sul diritto di difesa dei cittadini, scoraggiando soprattutto i giovani professionisti dall’assumere incarichi complessi nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato”. La vicenda approderà ora davanti al Tribunale di Trapani, chiamato a pronunciarsi sul ricorso contro il decreto di liquidazione.
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